domenica, 05 luglio 2009

LIFE

Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living? Do I have a life or am I just living?
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giovedì, 02 luglio 2009

J.

j01



Difendimi e tieni lontano tutto ciò che è rotto e perso. Sussurrami all'orecchio e racconta, di nuovo, di quell'accordo segreto. Aiutami a tenere le mani sul volante. Un'altra volta.
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domenica, 03 maggio 2009

Il 3 di maggio, il sole e la domenica

Saturday sun came early one morning
In a sky so clear and blue
Saturday sun came without warning
So no-one knew what to do.
Saturday sun brought people and faces
That didn't seem much in their day
But when I remember those people and places
They were really too good in their way.
In their way
In their way
Saturday sun won't come and see me today.

Think about stories with reason and rhyme
Circling through your brain.
And think about people in their season and time
Returning again and again
And again
And again
And Saturday's sun has turned to Sunday's rain.

So Sunday sat in the Saturday sun
And wept for a day gone by


Nick Drake - Saturday Sun

Dedicata a F. e F. (anche se 33 anni fa era lunedì)
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sabato, 25 aprile 2009

25 de Abril, sempre

25












Grazie, obrigado.
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venerdì, 24 aprile 2009

Aldo dice 26 x 1

A tutti i comandi zona.
Comunicasi il seguente telegramma: ALDO DICE 26 x 1 Stop
Nemico in crisi finale Stop
Applicate piano E 27 Stop
Capi nemici et dirigenti fascisti in fuga Stop
Fermate tutte macchine et controllate rigorosamente passeggeri trattenendo persone sospette Stop
Comandi zona interessati abbiano massima cura assicurare viabilità forze alleate su strade Genova-Torino et Piacenza-Torino Stop
24 aprile 1945

25aprile

Fatevi da parte, mercanti. Fate passare chi è Padre. Chi è figlio dell'unica Libertà. Chinate la testa, anzi fuggite come facevate sessant'anni fa, piccoli uomini neri come gli scarafaggi. Tornate dove la storia vi ha rinchiuso e toglietevi da dove possiamo vedere il sole. E soprattutto, chetatevi e smettete di nausearci con le vostre bugie.
Oggi noi festeggiamo. Buon 25 aprile.

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono "Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera".
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano

Francesco De Gregori - La storia
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sabato, 18 aprile 2009

Oops!...I did it again!

Immag091

by Randagio Tattoo (seguirà foto con risoluzione migliore)
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sabato, 04 aprile 2009

Le mille notti

sandman-ramadan
Dave McKean - Sandman #50, Distant Mirrors - Ramadan

Vorrei alzare il tuo braccio entrare nel tuo spazio e appoggiare la testa sulla tua pancia. Ti chiederei di raccontarmi di te di te di te e del tuo mondo e della tua storia. Mi farei raccontare chi sei e chiuderei gli occhi portando la tua mano destra sulla mia spalla e mi farei accarezzare i capelli con la sinistra. Assaporerei le onde e le vibrazioni che le tue consonanti e le tue vocali trasmetteranno attraverso il corpo. Ascolterò il tuo essere bambina e le corse con le calze di trina, i tuoi pianti sul cuscino quando il sangue cominciò ad essere testimone assente del futuro. Diventerò l'occhio che guardava i tuoi primi sorrisi alle spalle dei ragazzi e gli abbracci delle amiche quando il sorriso scompariva. Ti farò notare che quel signore che ti prese per mano quando ti sei persa nella piazza con la fontana ero io. Come erano miei gli occhi di quel bambino che ti ha sorriso dal passeggino quando l'estate aveva già cominciato a far scalciare i suoi piedini nudi. Sarò padre e figlio allo stesso tempo, sognando che il due diventi tre e quindi uno.
Comincerò poi a parlare io, incerto se sia il sonno che lascerà libere le mie parole o il sentirmi caldo sul e nel tuo ventre. Comincerò a parlare solo quando il sorriso del ricordo avrà preso il posto sul tuo volto, bello, dei solchi salati delle lacrime sulle guance. E rispetterò comunque la volontà dei tuoi occhi di rimanere lucidi. Ti parlerò e sentirò le onde e le vibrazioni delle mie vocali e delle mie consonanti attraversare la tua pelle e il tuo corpo. Ti farò entrare nel mio sogno, quello in cui ti ho visto aspettarmi sulla porta della nostra casa in collina con il tuo vestito di fiori e con un altro sogno, nel sogno, fra le tue braccia. O di quando sono tornato a casa a testa bassa dopo averti sorriso alzando un bicchiere di vino sapendo dei tuoi occhi rivolti altrove. Ti riporterò a sedere sulle mie gambe, sui nostri divani, quando i respiri dell'amore si rincorrevano e preannunciavano il due che diventa uno per volare a occhi chiusi e braccia strette ed era impossibile evitare che le nostre labbra si toccassero e si cercassero. Ti parlerò, senza nostalgia, di tutte le volte in cui siamo riusciti a perdere il nostro tempo ritrovato. Infine, ti porterò la mano sul mio cuore e ti farò sentire il suo battito elencando i nomi delle mille città che ho visto nei tuoi occhi quando ti sei girata verso di me di scatto sorridendomi su quella terrazza che dava sul mare e sul fiume. Su quel fiume e quel mare dove le stelle non erano in cielo ma nei tuoi occhi di diamante. E farò tutto questo chiedendoti di ascoltarmi a occhi chiusi e non ti permetterò di abbassare la testa a ripetere i tuoi "non è vero".
Ci scambieremo per mille notti i nostri racconti.
E pregherò Dio che tu non smetta mai di sorridere e sognare.
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venerdì, 03 aprile 2009

La descrizione di un attimo, 10

joydivision

So this is permanence - love's shattered pride
What once was innocence, turned on its side
Grey cloud hangs over me - marks every move
Deep in the memory, what once was love

Oh how I realised how I wanted time
Put into perspective - tried so hard to find
Just for one moment I thought I'd found my way
Destiny unfolded - I watched it slip away

Excessive flashpoints - beyond all reach
Solitary demands for all I'd like to keep
Let's take a ride out - see what we can find
A valueless collection of hopes and past desires

I never realised the lengths I'd have to go
All the darkest corners of a sense I didn't know
Just for one moment I heard somebody call
Looked beyond the day in hand - there's nothing there at all

Now that I've realised how it's all gone wrong
Got to find some therapy - this treatment takes too long
Deep in the heart of where sympathy held sway
Got to find my destiny before it gets too late


Joy Division - 24 Hours
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mercoledì, 01 aprile 2009

La partita lenta, di Paolo Sorrentino

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domenica, 29 marzo 2009

Pezzi

mitoraj
Igor Mitoraj, Héros de Lumiére (Yorkshire Sculpture Park, UK)

Una volta ho visto una statua. L'ho vista una seconda volta.
La prima volta stava in un salone buio ma le luci permettevano di godersi al massimo le curve bianche del marmo in cui era scolpita. Le pareti della stanza, del salone, erano nere e lei se ne stava al centro su di un piedistallo anch'esso di marmo bianco dalla sottili venature grigie. Lentamente mi avvicino alla statua e mi ritrovo gli occhi all'altezza del piede, della caviglia. Le dimensioni non sono troppo diverse da quelle di un uomo adulto. Provo a sfiorare il marmo con i polpastrelli. Cambia la visuale e divento la statua e inizio a guardare con i suoi occhi. Mi muovo lentamente e scendo dal piedistallo cercando di capire quanta strada devo fare per uscire dal salone. Appena tocco il pavimento la mia attenzione viene catturata da due quadri appesi. La luce viene anche da lì, dai volti in quei quadri raffigurati. Volti di due donne. Bellissime. Mi muovo verso l'uscita.
La seconda volta accade lo stesso. Entro nella stanza, mi avvicino alla statua e la tocco. Come se aprissi una porta dimensionale mi ritrovo con quel gesto dentro la statua. Sono la statua. Anche questa volta mi muovo scendo e mi incammino verso l'uscita senza però farmi distrarre dai due quadri. Non vedo nemmeno se sono sempre lì appesi, i due quadri.

Una volta ho visto una statua. L'ho vista una seconda volta. Anche una terza, qualche settimana fa. Mi ricordo che quella fu una serata di mancate promesse e di accesa discussione. Di forti emozioni nascoste e fatte esplodere dentro le pareti di un torace stanco e fumo grigio e blu di sigarette che le ore si allungavano per contenerle tutte. Parole sussurrate che stanno appiccicate in gola e possono strozzare meglio soffiarle. Parole pronunciate che stanno conficcate in gola e possono far male meglio lasciarle. Parole comandate che stanno conficcate in gola possono strozzare meglio sputarle. Parole che invece non ho soffiato via e fuori. Non le ho lasciate uscire. Non le ho sputate. Il sonno è un percorso difficile da seguire in alcune notti particolari, notti in cui il respiro non riesce a calmare il battito del cuore che si sente stretto tra l'illogicità di una mancata volontà e un corpo che invece vorrebbe urlare e stringere. Notti in cui, di solito, al lato della strada non c'è niente in grado di catturare l'occhio e la mente. Non quella sera. Non quella sera in cui mi ritrovo di nuovo nel salone della statua. Il piedistallo era lì, come sempre, ma nero, non bianco. Le luci erano dove dovevano stare. I quadri, non so.
La statua invece era a terrra, a pezzi. Riconosco il braccio, quella caviglia. Il polso. Marmo bianco, a terra. Marmo bianco, a pezzi.
Finalmente.

[Listening to Pink Floyd - The Piper at the Gates of Dawn]
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