sabato, 28 giugno 2008

ουροβóρος

Uroboro dorme, forse in fondo alla spina dorsale, forse al centro della Terra, forse delimita il mondo e l’universo. Racchiude in sé e nelle sue spire le stelle e il blu e il nero della notte d’estate d’inizio estate. Prende vari nomi a seconda del suo ruolo ma rimane Uroboro serpente che si racchiude a cerchio mordendosi la coda. È l'infinito è il cerchio è l'equilibrio. Lungo e arduo è il cammino che porta alle stelle - per aspera ad astra - e una volta toccati tali astri e pianeti lanciarsi e proiettarsi ancora verso il più alto e sublime - provehito in altum. Mirare sempre verso l'alto delle stelle e dei Cieli senza mai uscire dal limite delle sue spire e della sua pelle che non cambia mai ma cambia. Uroboro stringimi Uroboro continua a muoverti dormendo. Uroboro proteggimi mostrami l'inizio e la fine e la fine e l'inizio che si confondono fino a diventare la stessa cosa quindi annullandosi perdendo la propria identità di inizio e fine. Gira e gira fino a creare vento alzare la polvere e diventare vortice e spirale e riportarmi all'unico significato. Partire dai confini stabiliti ed elevarsi senza avere la paura che prima c'era. La paura di volare, l'impossibilità di allargare le braccia e saltare. È vero, ci siamo fermati a guardare questo fiume questo lago questo mare e in esso ed essi ci siamo bagnati i piedi, in cerca di purificazione e fuga verso dove non si tocca il fondo come se volessimo sfidare le nostre paure e l'acqua scura dove le stelle si rispecchiano ma dove soprattutto si riflette il buio della notte d'estate d'inizio estate. Là ci sono i draghi e le loro fauci spalancate e invisibili mettono paura e terrore. Guardando nel buio con le onde nelle orecchie e l'umido della sera che bagna la pelle ci siamo persino dimenticati perché siamo venuti fin qua. O meglio non riusciamo a ricordare. O forse non vogliamo ricordare. Cullami Uroboro tu che dormi all'infinito culla chi è sveglio e non riuscirà mai a chiudere gli occhi e spegnere i sensi attento a capire e sentire qual è il vento buono per salire in alto. Dormi Grande Serpente. Dormi Uroboro. Uroboro dorme.
fig 1 Ouroboros
Listening to Brian Eno - By this River
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martedì, 24 giugno 2008

Dea

Per adesso è toccato ad Andre, vediamo quando toccherà a me ;-) Grande Fratellone!!!

Deaaaaa devi vincereeeeee, Deaaaa devi vincere....

DSCF2520
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venerdì, 20 giugno 2008

She is a Queen

In assenza di luce mi muovo lentamente ma con sicurezza. Sto basso a terra quasi strisciando ma con le braccia larghe piegate ai gomiti. Come una lucertola, come Gollum, come Dracula quando cammina sulle pareti. Mi faccio guidare dagli odori e dai rumori e dai lievi cambi di aria e respiri che sento sulla pelle e sui capelli e sui peli. Non mi sembra ci sia nessuno nella stanza e piano piano le pupille si abituano al buio e intravedo come ombra gli angoli dei muri. Il tatto diventa vista o almeno necessario aiuto. Il pavimento è liscio ma i palmi e le ginocchia avvertono sassolini e impurità a premere la carne. Continuo a muovermi come un animale e seguo al mio fianco lo sviluppo della parete. Liscia, fredda. Mi verrebbe da dire nera e lucida. Non mi sento a disagio. La terra così vicina alla pancia mi dà sicurezza e tale sicurezza la trasmetto ai miei movimenti, ai miei scatti. Quasi mi diverto, così animale, così bambino. Non mi preoccupo di come mi alzerò sporco. Mi diverto e gioco. Ancora nessuna luce ancora niente aria fresca ancora nessuna uscita. Ma cerco e continuo a cercare. Sicuro di non perdermi perché i sensi mi guidano e mi fido di loro. Giro il collo e la testa intorno a me e con il naso e con il palato avverto ogni minimo cambiamento dell’ambiente circostante. Qualcosa ha spostato l’aria vicino a me. Un odore diverso da quello della polvere. Quest’odore non taglia il mio fiato e non mi occupa le narici. Giro la testa a scatti a destra e a sinistra ma non vedo nessuna forma. Eppure questo è un respiro. In questa stanza c’è qualcuno. Chi c’è, sussurro. Chi c’è, dico. Chi c’è, urlo. Lo sguardo automaticamente si sposta verso l’alto e con lui la fronte e il pomo d’adamo a seguire il collo curvarsi. Per la prima volta da ore vedo qualcosa che non è ombra. Verde, azzurro, giallo. Un misto di questi tre colori in due triangoli. Occhi. Un dolore fortissimo mi fa piegare. Un calcio, qualcosa, mi ha colpito al fianco destro. Un altro calcio, forse, al mento. Uno scossone e un colpo alla base della nuca. Chiudo gli occhi e anche gli altri sensi sono ciechi. Occhi…
All’improvviso mi ritrovo sveglio, con il volto bagnato e gocce che colano dalla barba e dalla fronte e dalla punta del naso. Qualcuno mi ha gettato dell’acqua in testa per farmi svegliare. Uno per uno sento i cinque sensi riattivarsi. C’è odore di carne, come in macelleria e qualcosa sta bruciando. Il palato è secco, mi lecco le gocce d’acqua che trovo intorno alle labbra. Sferragliare. Le orecchie avvertono ferri che cozzano. Con le dita sento il muro. Ho le braccia alzate. Sono incatenato a una parete e lo sferragliare erano le mie braccia che vincevano l’intorpidimento e scuotevano lentamente gli anelli delle due catene. Gli occhi sono coperti da una patina e da una nebbia che lentamente si alza. La stanza è illuminata e sembra qualcosa di scavato sottoterra. Non c’è niente e non vedo niente e sembra svilupparsi dietro una curva. Non c’è nessuno anche se da dietro la curva sento dei passi. Piedi che sfiorano la terra. O forse zampe. Allungo il collo per sporgermi ma è inutile. Ah, ogni movimento più forte mi crea dolore al fianco, alla testa. Abbasso lo sguardo e mi sorprendo nudo, nemmeno troppo sporco dopo aver strisciato per ore. Qualcuno mi ha lavato ne sono certo. I passi si fanno più vicini e un’ombra lunga si staglia lungo la parete di fronte. Lentamente spunta una donna. Non troppo alta ma magra. Capelli scuri lisci. Una ciocca, a sinistra, disegna il profilo della guancia. L’altra forse è dietro l’orecchio. Dietro sono legati. Non sono troppo lunghi. Si muove sempre lentamente e con la mano destra, con le dita, sfiora il muro mentre cammina e viene avanti. Un piede dietro l’altro un piede dietro l’altro e si avvicina a me. Ha una veste d’oro e a arancio e una collana al collo con il pendente adagiato sulla valle tra i seni. Si trova a due metri da me, si ferma con una mano appoggiata a un fianco. Gli occhi hanno gli angoli esterni rivolti verso l’alto. E sono verdi, azzurri e gialli a secondo di come le fiamme sulle torce intorno a noi danzano. Si avvicina. Un passo. Sporge la testa verso di me. Chiude gli occhi e annusa. Sorride e intravedo due canini affilati che escono dalle labbra rosse. Ritrae la testa apre gli occhi e sempre sorride. bast2Non parla. Un altro passo. Alza la mano destra dal fianco e l’appoggia sul petto, con le dita che giocano con i miei peli. L’altra mano sulla spalla, tra collo e spalla fino ad accarezzarne il lobo. Guardo il suo sorriso (continua a sorridere) e i suoi occhi. Scendo fino all’interno del bicipite dove ha un tatuaggio. Una croce ansata nera. Un grido mi esce dalla gola. Mi fa male il petto ed è lei che stringe e sorride. Le sue unghie bucano la mia carne e sento calore. Ha bucato la carne e sta ferma. Sorride. Lentamente allenta la pressione e poi la aumenta di nuovo graffiandomi fino all’ombelico. Cosa stai facendo? le dico, Smettila, le urlo e lei sorride e chiude gli occhi come se avesse appena fatto un capriccio. Accarezza le ferite con i suoi polpastrelli e me ne apre altre sul braccio, sull’avambraccio e sul collo. L’altra mano intanto inizia a scendere dal collo e gira intorno alla ferite a disegnarne i perimetri. Arriva all’inguine e gioca ad arricciolare i peli del pube. Con una mossa repentina del polso abbassa la mano e mi stringe il cazzo mentre con l’altra mano affonda di nuovo le unghie nei buchi che ho sul petto. Stavolta chiudo gli occhi e stringo i denti per non urlare ma respiro sempre più forte. Il dolore del petto fa da contraltare all’erezione e al sangue che riempie i tessuti che lei stringe nella mano sinistra. Quando riapro gli occhi trovo il suo volto vicinissimo al mio, davanti. Tira fuori la lingua e con questa mi sfiora le labbra. Usa anche i suoi denti e mi morde dolcemente l’angolo della bocca. La sua lingua è secca, asciutta e la bagna con la mia saliva con il mio sudore. Risale fino agli occhi e con la punta della lingua mi asciuga una lacrima. Si sposta verso l’orecchio e la sento sussurrare mentre vedo una rada peluria alla base del suo collo sulla spina dorsale. Bast, dice. Chiudo gli occhi di nuovo. Bast…
Listening to Isis - In the Absence of Truth
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venerdì, 20 giugno 2008

The winter of our discontent made glorious summer

La pupilla che improvvisamente si dilata al girare la curva lasciandosi dietro la zona d'ombra. Il calore sulla pelle che secca asciuga e soprattutto scalda.
Non c'è paragone tra un cielo pieno di nuvole e il cielo azzurro che fa chiudere gli occhi. Tornare a sedersi al Sole e abdicare. Mais uma vez.



"It's gone from light to grey
But I'll move those clouds away
Letting the sun shine through
In this ode to you

Let the demons have their place
If so its angels you'll create
And disguised within the dark
Light will wait

My heart, i owe you my soul

Will you please accept
Please accept this ode (it's over)
This is all for you
Transcend

We flip towards the sun
Wheels skidding on the road
A flowing sea of red
The whole city groans

My heart, I owe you my soul

Will you please accept
Please accept this ode (it's over)
This is all for you
Transcend

Will you please accept
Please accept this ode (it's over)
This is all for you
Transcend

Fiasco!

Rubber neck passing motorist
Mangled tuna-can car rests
Repair this tattered skin
Hold it in your hand
You've already glistened through the window
You've already set us all free, free, free

Please accept
Please accept this ode (it's over)
This is all for you
Transcend
Will you please accept
Please accept this offer (it's over)
This is all for you
Transcend

Fiasco
!"

Dredg - Ode to the Sun
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mercoledì, 18 giugno 2008

Con le nostre discussioni serie si arricchiscono solo le compagnie telefoniche



Le luci della centrale elettrica - Per combattere l'acne
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martedì, 17 giugno 2008

Unisci i punti

MC_Escher-Mani_che_disegnano

"Mi sento ancora sempre troppo distante"
Linea 77 - 66 (Diabolus in musica)

Ogni volta, per ripartire, da me, devo unire le mie cicatrici le mie ferite come si fa con il giochino de "La Settimana Enigmistica". Solo così posso vedere il mio vero volto.
Ne sono un po' stanco.

Ieri ero a cena da un amico. Sta al quarto o quinto piano. Sono uscito sul balcone. Il vuoto mi spaventa ma mi attrae e mi attira. Per fortuna vivo a piano terra.
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sabato, 14 giugno 2008

Canzone del deserto

cleopatra

... appena entro nel salone mi colpisce al naso una mistura avvolgente di incenso e hascish, ma anche di sudore e piscio. Il luogo dove mi trovo è enorme e delle colonne ne seguono il perimetro rettangolare. Ci sono tantissime persone, forse un centinaio, per la maggior parte adagiate su cuscini damascati e di seta organizzati a mò di giacigli. Uomini e donne. I primi per la maggior parte in vesti bianche dalla carnagione scura e quasi tutti con i baffi. Le donne sorridono, almeno quelle di cui si riesce a vedere la bocca. Per il resto i loro corpi sono pressoché nudi. Bellissimi. In fondo al salone una specie di piano rialzato su cui alcuni uomini con delle percussioni iniziano lentamente a scandire un ritmo. A dire la verità sembra stiano controllando la tensione delle pelli dei tamburi. Invece dopo un poco iniziano effettivamente a suonare, pur non essendoci soluzione di continuità tra la prima fase e la musica vera e propria. Tra le persone nel salone alcune fanno l'amore ma a fatica si sentono gemere. Ciaramelle e flauti si aggiungono ai tamburi e alle campanelle e il ritmo si fa progressivamente ossessivo. Dalle aperture tra le tende che circondano i suonatori iniziano a uscire delle donne vestite di veli. Catenelle d'oro sui polsi, al collo, alle caviglie e appese tra naso e orecchie. Veli rossi, blu, porpora, arancio. Non fanno rumore muovendosi anche se vedo dondolare gli ori che portano. I loro piedi sfiorano il pavimento anzi le dita dei loro piedi lo sfiorano. Iniziano a muoversi seguendo la musica e con le braccia spiegano i veli e scoprono ombelico e pancia. Sono eleganti, sono sensuali e penso di avere un'espressione ebete guardandole. Sarà l'hascish sarà la musica ma non vedo non sento altro intorno a me. I colori dei veli diventano l'unica cosa che i miei occhi vedono insieme ai corpi delle ballerine e alla loro pelle sudata. Mi distoglie dal rapirmi del tutto solo l'imbarazzo causato dalla mia erezione. Mi preoccupo per i pantaloni di lino, troppo leggeri e inadatti a coprire. Lentamente faccio svanire l'imbarazzo e cerco di catturare gli occhi con gli occhi, i suoi con i miei, di una delle danzatrici, non di prima fila oltretutto. Da qua mi sembra di sentire l'odore dei suoi capelli. Che sono riccioli, scuri, grossi. La sua bocca è coperta come quella della maggior parte delle altre donne presenti in questo salone (ma ci sono sempre?). I suoi occhi tra il marrone e il verde e cerco di non perdere mai il suo sguardo, anche se da questa distanza non sono sicuro che stia effettivamente guardando me. Forse sì. Lo spero. Lo voglio. Il suo corpo è ambrato e guizza di sudore. Si intravedono i muscoli ma anche le morbide curve tra il bacino e le costole. Spesso con i suoi movimenti scopre le cosce e i polpacci. Movimenti che avvolgono e che alternano mosse scatti e disegni circolari. Sembrano fiamma. Non voglio che questa musica finisca. Voglio stringere quella ballerina. Voglio avere il suo corpo, vedere la sua bocca e essere mangiato dai suoi occhi. Voglio essere lama di coltello dentro il tuo corpo.

Listening to Dead Can Dance - Toward the Within

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venerdì, 13 giugno 2008

Ipse dixit, 04

Ovvero, del perché sforzarsi per scrivere qualcosa quando qualcuno ha già descritto una sensazione in modo perfetto...

"There's no time for hatred, only questions
What is love, where is happiness, what is Life,
where is peace?
When will I find the strength to bring me release?
"

Jeff Buckley - Eternal Life

jeff_buckley_sine
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mercoledì, 11 giugno 2008

Hyride!

hyride

Domenica 15 giugno, dalle 21.00
Follonica (dovrebbe essere in Piazza Sivieri)
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martedì, 10 giugno 2008

Veglia

glosoli

Sarà stato il fatto che ieri mattina mi sono svegliato a mezzogiorno. Sarà stata la cena pesante. Sarà stato il caffè dopo tale cena. È che stanotte proprio non mi andava di dormire. Volevo pensare. Stare sveglio e pensare. Ovviamente i miei pensieri non hanno dato spiegazione ai miei fallimenti.

Ieri qualcuno si è stupito del fatto che mi sono definito pessimista. Forse me ne sono stupito anch'io visto che è la prima volta che mi succede. Ma non trovo migliore parola per descrivere la mia sensazione.
I miei sorrisi tradiscono.

Perdo ogni occasione. Le vedo cadere una per una inesorabilmente.
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