giovedì, 31 luglio 2008

Haja o que houver

Giorni senza scrivere. A pensare e aspettare stelle cadenti. Stanotte ho visto la prima di quest'estate. Sono tornato da Firenze dopo una cena a base di vino argentino, felafel, spaghetti thai, tortillas messicane e pollo cingalese e come ogni sera mi sono fermato a fumare una sigaretta al muretto di casa. È passata proprio sopra me, velocissima e con una strisciata bianca e celeste. Bella, emozionante come sempre. Partito automatico il desiderio che automaticamente ho corretto dopo pochi secondi. Vale lo stesso?

Per il resto continuo a guardarmi dentro come forse non ho mai fatto. Mi ingannerò di nuovo ma "propizia è perseveranza", come recitato vari oracoli e risposte che ho avuto da I Ching. E aspetto e isto è saudade, nient'altro. Inutile dare altre spiegazioni o definizioni. Dentro ho trovato speranze, tante speranze e una sola paura. Stupida e inconfessabile. Devo farci i conti.

Ah, nel pomeriggio avrei voglia di piangere. Mi sembra comunque malinconia buona, calda. Non fredda che uccide.

self-deceit1
Francesca Woodman - Self-Deceit 1
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martedì, 29 luglio 2008

En hvar ert þú....


Sigur Rós - Glósóli


Tornare bambino e volare via da qui. Volare. Via. Da qui.
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martedì, 29 luglio 2008

Le vostre Millecento

Esercito nelle strade.
Impronte digitali prese ai bambini.
Lavoratori precari "risarciti".
I poliziotti della Diaz scagionati.
Campi nomadi dati alle fiamme per ingraziarsi i palazzinari.

Complimenti a tutti voi. Voi che "avete votato ancora la sicurezza, la disciplina". No, troppo facile cedere alla tentazione di citare Fabrizio e quindi dire che "siete lo stesso coinvolti". Troppo facile.
Chi era coglione?

... e vabbè, detto questo mi toccherà citarlo...

Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
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venerdì, 25 luglio 2008

Editors

Già, dimenticavo, stasera tocca a loro.

editors
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venerdì, 25 luglio 2008

Brezsny

O bravo, almeno stavolta...


Toro (20 aprile - 20 maggio)

I tuoi denti non sono bianchi. La tua risata non è spontanea. E c'è qualcosa di sbagliato nel tuo modo di risolvere i problemi. Anche i tuoi capelli stanno male: potresti pettinarti in modo da non sembrare così fuori dal mondo? Dài, rilassati: sto scherzando. Volevo solo farti capire che credi troppo facilmente alle bugie di chi ti dice che dovresti essere diverso. È il momento di esercitarti nella totale accettazione di te stesso e di cedere incuriosito al tuo fascino. Di' ad alta voce: "Sono perfettamente me stesso".

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mercoledì, 23 luglio 2008

SOIA - NYHC

Noi contro di loro, sempre, anche se ci vengono a raccontare il contrario. Si tratta solo di differenze insanabili ed è inutile stare a perderci troppo tempo.

Sick Of It All - Us vs Them
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lunedì, 21 luglio 2008

Scegliere

"Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?"

Fabrizio De André
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lunedì, 21 luglio 2008

Carlo

19_carlo_giuliani_ucciso
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venerdì, 18 luglio 2008

Nixe

COLbgimage

Mi muovo lentamente, col passo pesante e a testa bassa. Non è possibile che sia così caldo. È innaturale. È estate ma sono in un bosco di notte. Sudo, dalla fronte. Mi passo la manica della camicia e mi asciugo le gocce che scendono fino alle guance. Prima di uscire dalla casa mi hanno fatto bere e fumare e odorare sostanze appiccicose e resinose marroni e verdi. Mi hanno detto che dovevo farlo per poter entrare nel bosco. Il mio corpo è stanco e lento ma i sensi sono amplificati. Sento ogni mio passo e vedo in testa quello che calpesto. Sento le venature delle foglie secche e marroni curvarsi sotto il mio piede e peso e poi spezzarsi. Una per una sento le venature. Deglutisco e mi illudo che la saliva sia acqua che scende giù per gola. Ma è più vischiosa, è calda e non disseta. Almeno immagino. Il vento che passa tra gli alberi è caldo e sembra più un alito che esce da mille bocche o da una sola spalancata e grande. Passando tra gli alberi modula il suo sibilo e le foglie sono ance, corde, pelli che risuonano. È un fischio che diventa voce. Di uomo, di donna, di bambino e di ragazza. Dallo stomaco arriva fino al naso ed esce dalla fronte. Calmo il mio ansimare continuando a camminare sul terreno reso morbido dalle foglie cadute. Prendo il ritmo del fischio del vento con il cuore e non penso più al caldo e al sudore che mi bagna lungo la spina dorsale aprendo la via alle gocce di acqua e sale. Cammino sempre lento. Seguo il vento perché ora mi sembra più fresco con il suo rumore, con la sua musica. Non è più alito ma corrente che trascina. No, chiama. Il sibilo è fischio è voce. Voce bellissima. Voci di ragazze. Interrotte da filastrocche di bambini ma canti di donna. Che a seconda delle foglie sfiorate diventa di donna matura che fa uscire l'aria per modulare i suoni tra denti e lingua, con la bocca che sorride. Non so dove sono seguo il vento che si fa sempre più fresco e umido. Il buio sembra aprirsi con gli alberi che si fanno via via meno fitti. C'è una luce diffusa debole ma sufficiente per rilassare le pupille che ho stretto troppo a lungo per distinguere ogni minimo particolare. Continua il vento a cantare (o sono donne) e mi viene spontaneo di alzare il braccio destro e afferrarlo mentre lui dolcemente mi sfiora il polso. Mi fermo un attimo e mi tolgo le scarpe e il vento che mi stringe il polso sembra quasi darmi degli strattoni, dolci comunque fermi e decisi. I piedi nudi sentono la terra bagnata sotto. Strano, perché fino a poco fa tutto sembrava caldo e secco. I miei passi sono ben più veloci di prima e quasi corro. Più corro e più aumenta la luce e lo spazio tra gli alberi. Finalmente uno spiazzo e una grossa pozza d'acqua limpida. Qua si sta bene. l'aria è fresca. Mi fermo a rifiatare e mi piego appoggiando le mani sulle ginocchia. Sorridendo e scuotendo la testa. Mi avvicino all'acqua e noto tre sassi scuri messi a triangolo proprio vicino alla riva. Li guardo e sono lucidi, brillanti. All'improvviso sembrano scuotersi  e capisco che sono capelli e che i sassi sono teste. Tre donne si alzano dall'acqua. Sono nude e mi sorridono invitandomi a entrare in acqua. La loro pelle è avvizzita dallo stare in acqua ma sembra morbida. Rosa, color pesca ma con toni di azzurro e verde. Sorridono e aprendo la bocca sento uscire dei suoni. Loro sono il vento e sono l'acqua. La bocca non si muove secondo il suono e il canto ma sono sicuro che sono loro a modulare le mani e le dita che pizzicano e sfiorano e battono le foglie degli alberi. I capelli sono neri, scurissimi. Gli occhi neri con i contorni ben marcati, come truccati. Con l'indice mi invitano a entrare e non mi faccio pregare. L'acqua è calda come quella del mare della notte d'estate. Entro vestito e loro si avvicino iniziando a sfiorarmi. Mi accarezzano continuando a cantare e ridere (sì ridono) e mi invitano a lasciarmi andare sulla superficie dell'acqua. Sorrido socchiudendo gli occhi e mi adagio lentamente mentre loro mi tengono sollevato con le braccia sotto la testa, la schiena e i polpacci. Chiudo gli occhi e li riapro quando sento i loro polpastrelli sfiorare i bottoni e le asole delle camicia e dei pantaloni. La donna che mi tiene la testa mi sorride. Richiudo gli occhi e mi sento spogliare. Aiuto le maniche della camicia a scivolare mentre sento le altre due trovare resistenza nel togliermi i pantaloni, sia per l'acqua che appiccica il tessuto sia per il mio membro dritto e duro che rende difficile sfilarli. Completamente nudo mi aiutano a riprendere la posizione eretta. Non sento il fondo sotto l'acqua eppure galleggio in verticale. Con un cenno della testa mentre mi tengono le braccia e il corpo mi indicano il bosco da cui una luce inizia a pulsare. Mi sembra di sentire anche una musica, ritmata quasi a mó di marcia ma scanzonata e quasi stonata. Sento anche dei passi camminare al ritmo. Intravedo fra gli alberi animali che si avvicinano alla riva. Cervi, serpenti, rane, volpi, cinghiali. Sopra le loro teste insetti e uccelli. Sono decine, centinaia. Anche gli alberi sembrano accompagnare il corteo. Alla fine sospeso sopra le corna di quattro cervi una figura che domina tutta la scena. Ha il volto di gufo e le ali di gufo ma il corpo umano. È seduto con le gambe stese e lunghe. Il canto delle donne prende il ritmo della parata animalesca e anche senza capirne la lingua sono sicuro che hanno iniziato a scandire le parole "il Re, con becco e arttigli. Il Re, in forma di uomo". E così ripetono continuamente questa frase. Mentre aumentano la pressione delle loro dita sulle mie braccia. Mi tengono fermo. Non vogliono che fugga. Impaurito guardo il gufo-e-l'uomo che si avvicina. Lo guardo negli occhi di fuoco che ha.
Il Re, con becco e artigli. Il Re, in forma d'uomo.
Poi, all'improvviso, tutto è rosso.

Listening to: Cult of Luna - Ghost Trail
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mercoledì, 16 luglio 2008

Al primo ribelle

Mi stupisco. Forse ho paura della mia stessa forza. O forse ho paura e basta di aver sbagliato e mi ritrovo nel vuoto. Non c'è niente e cerco di nuovo quella luce che una volta mi ha abbagliato. Forse, quando riuscirò a capire che la mia Luce è ben più forte di quella riflessa sarò di nuovo forte e potente.
Avevo preso le mie armi. La mia armatura brillava e non aveva nessun peso. Era un piacere indossarla e le cinghie di cuoio avevano un buon odore. Di fresco, di nuovo. Si andava a lottare per liberarsi di quello che ci era stato privato. Anzi di quello che non avevamo mai avuto e che altri possedevano senza spartire. Era la rivoluzione, la ribellione. La guerra per essere liberi. Mentre stringevo gli ultimi lacci mi sono guardato allo specchio un'ultima volta ed ero contento. Ridevo sereno del passo che avrei compiuto e senza paura vedevo gli occhi di un bambino che usciva per giocare. La gioia stava nella lotta. Non c'erano dubbi sull'esito e tanta era la sicurezza dei passi che avrei di lì a poco intrapreso. Non ero tranquillo no ero nervoso ma perché non vedevo l'ora di guardarlo negli occhi e di sfidarlo. Mi volto per uscire dalla stanza e sento le mie ali chiuse che fendono l'aria.
A questo punto potrei raccontare dei volti dei miei amici, delle loro urla al vedere la mia Luce e la mia splendente armatura. Potrei ripetere le parole che ho urlato dalla collina. Potrei dire della sensazione quando il vento del volo ha sfiorato le mie guance e le prime lacrime che ho versato.
Potrei raccontare la Caduta, la mia Sconfitta e la polvere che avevo addosso dopo essermi svegliato. Adesso il Sole è sempre lassù e splende. Mi copro il volto con le ali e le braccia per non guardarlo. Ho perso.
Eppure, so di essere stato il Primo Ribelle e il Maestro a cui tutti continuano a inchinarsi. Qualcuno, erroneamente, mi chiama l'Avversario. Sono solo un'altra faccia della Verità, quella che illumina e brucia con la sua Luce. Io sono il Portatore di Luce.

dore-satana
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