Mi muovo lentamente, col passo pesante e a testa bassa. Non è possibile che sia così caldo. È innaturale. È estate ma sono in un bosco di notte. Sudo, dalla fronte. Mi passo la manica della camicia e mi asciugo le gocce che scendono fino alle guance. Prima di uscire dalla casa mi hanno fatto bere e fumare e odorare sostanze appiccicose e resinose marroni e verdi. Mi hanno detto che dovevo farlo per poter entrare nel bosco. Il mio corpo è stanco e lento ma i sensi sono amplificati. Sento ogni mio passo e vedo in testa quello che calpesto. Sento le venature delle foglie secche e marroni curvarsi sotto il mio piede e peso e poi spezzarsi. Una per una sento le venature. Deglutisco e mi illudo che la saliva sia acqua che scende giù per gola. Ma è più vischiosa, è calda e non disseta. Almeno immagino. Il vento che passa tra gli alberi è caldo e sembra più un alito che esce da mille bocche o da una sola spalancata e grande. Passando tra gli alberi modula il suo sibilo e le foglie sono ance, corde, pelli che risuonano. È un fischio che diventa voce. Di uomo, di donna, di bambino e di ragazza. Dallo stomaco arriva fino al naso ed esce dalla fronte. Calmo il mio ansimare continuando a camminare sul terreno reso morbido dalle foglie cadute. Prendo il ritmo del fischio del vento con il cuore e non penso più al caldo e al sudore che mi bagna lungo la spina dorsale aprendo la via alle gocce di acqua e sale. Cammino sempre lento. Seguo il vento perché ora mi sembra più fresco con il suo rumore, con la sua musica. Non è più alito ma corrente che trascina. No, chiama. Il sibilo è fischio è voce. Voce bellissima. Voci di ragazze. Interrotte da filastrocche di bambini ma canti di donna. Che a seconda delle foglie sfiorate diventa di donna matura che fa uscire l'aria per modulare i suoni tra denti e lingua, con la bocca che sorride. Non so dove sono seguo il vento che si fa sempre più fresco e umido. Il buio sembra aprirsi con gli alberi che si fanno via via meno fitti. C'è una luce diffusa debole ma sufficiente per rilassare le pupille che ho stretto troppo a lungo per distinguere ogni minimo particolare. Continua il vento a cantare (o sono donne) e mi viene spontaneo di alzare il braccio destro e afferrarlo mentre lui dolcemente mi sfiora il polso. Mi fermo un attimo e mi tolgo le scarpe e il vento che mi stringe il polso sembra quasi darmi degli strattoni, dolci comunque fermi e decisi. I piedi nudi sentono la terra bagnata sotto. Strano, perché fino a poco fa tutto sembrava caldo e secco. I miei passi sono ben più veloci di prima e quasi corro. Più corro e più aumenta la luce e lo spazio tra gli alberi. Finalmente uno spiazzo e una grossa pozza d'acqua limpida. Qua si sta bene. l'aria è fresca. Mi fermo a rifiatare e mi piego appoggiando le mani sulle ginocchia. Sorridendo e scuotendo la testa. Mi avvicino all'acqua e noto tre sassi scuri messi a triangolo proprio vicino alla riva. Li guardo e sono lucidi, brillanti. All'improvviso sembrano scuotersi e capisco che sono capelli e che i sassi sono teste. Tre donne si alzano dall'acqua. Sono nude e mi sorridono invitandomi a entrare in acqua. La loro pelle è avvizzita dallo stare in acqua ma sembra morbida. Rosa, color pesca ma con toni di azzurro e verde. Sorridono e aprendo la bocca sento uscire dei suoni. Loro sono il vento e sono l'acqua. La bocca non si muove secondo il suono e il canto ma sono sicuro che sono loro a modulare le mani e le dita che pizzicano e sfiorano e battono le foglie degli alberi. I capelli sono neri, scurissimi. Gli occhi neri con i contorni ben marcati, come truccati. Con l'indice mi invitano a entrare e non mi faccio pregare. L'acqua è calda come quella del mare della notte d'estate. Entro vestito e loro si avvicino iniziando a sfiorarmi. Mi accarezzano continuando a cantare e ridere (sì ridono) e mi invitano a lasciarmi andare sulla superficie dell'acqua. Sorrido socchiudendo gli occhi e mi adagio lentamente mentre loro mi tengono sollevato con le braccia sotto la testa, la schiena e i polpacci. Chiudo gli occhi e li riapro quando sento i loro polpastrelli sfiorare i bottoni e le asole delle camicia e dei pantaloni. La donna che mi tiene la testa mi sorride. Richiudo gli occhi e mi sento spogliare. Aiuto le maniche della camicia a scivolare mentre sento le altre due trovare resistenza nel togliermi i pantaloni, sia per l'acqua che appiccica il tessuto sia per il mio membro dritto e duro che rende difficile sfilarli. Completamente nudo mi aiutano a riprendere la posizione eretta. Non sento il fondo sotto l'acqua eppure galleggio in verticale. Con un cenno della testa mentre mi tengono le braccia e il corpo mi indicano il bosco da cui una luce inizia a pulsare. Mi sembra di sentire anche una musica, ritmata quasi a mó di marcia ma scanzonata e quasi stonata. Sento anche dei passi camminare al ritmo. Intravedo fra gli alberi animali che si avvicinano alla riva. Cervi, serpenti, rane, volpi, cinghiali. Sopra le loro teste insetti e uccelli. Sono decine, centinaia. Anche gli alberi sembrano accompagnare il corteo. Alla fine sospeso sopra le corna di quattro cervi una figura che domina tutta la scena. Ha il volto di gufo e le ali di gufo ma il corpo umano. È seduto con le gambe stese e lunghe. Il canto delle donne prende il ritmo della parata animalesca e anche senza capirne la lingua sono sicuro che hanno iniziato a scandire le parole "il Re, con becco e arttigli. Il Re, in forma di uomo". E così ripetono continuamente questa frase. Mentre aumentano la pressione delle loro dita sulle mie braccia. Mi tengono fermo. Non vogliono che fugga. Impaurito guardo il gufo-e-l'uomo che si avvicina. Lo guardo negli occhi di fuoco che ha.
Il Re, con becco e artigli. Il Re, in forma d'uomo.
Poi, all'improvviso, tutto è rosso.
Listening to: Cult of Luna - Ghost Trail