Verità alzò gli occhi e si rese conto di essere stanca. Stanca di questo sonno o meglio di questa veglia spenta e oziosa. Notò di essere in mezzo a gente sconosciuta che blaterava il suo nome senza nemmeno conoscerla e si vergognò di essersi svenduta a così basso prezzo, vittima delle richieste di poveri spiriti vaganti sulla terra ma anche circuita da chi sapeva molto bene come approfittarsi di lei. Le davano pochi soldi, come a una troia, e lei, nell'assopimento della sua coscienza, vendeva non tanto il suo corpo quanto la sua anima. Tutti sapevano comunque come assoggettarla e usarla. E lei si lasciava usare. In un primo momento le piaceva stare accanto a queste persone e ascoltarle, aiutarle e sostenerle mentre cadevano. E poi, senza rendersene conto, era caduta pure lei in questo sonno a occhi aperti dove aperte stavano anche le sue gambe e la sua bocca in un corpo molle strattonato spinto penetrato e sporcato dal sudore e dallo sperma di quei corpi animati da spiriti cattivi. Lei non sentiva male perché era il coma della sua anima. Le parole, come le persone, sono pericolose e nonostante i suoi nervi non funzionassero più o meglio lei non li faceva più funzionare stavolta una parola l'aveva svegliata. Era stato come uno schiaffo dato alla sua mente e le sue pupille strinsero la circonferenza alzando gli occhi il sole. I contorni di quella palla gialla si fecero pian piano più chiari e distinti e le piacque farsi scaldare le palpebre e le labbra, anche se in bocca aveva sempre quel sapore schifoso di sperma e tabacco e vino in cartone e nello sguardo portava un'infinita tristezza. Si aggiustò il bordo della canottiera rossa che indossava e iniziò a camminare. Voci e mani provarono a fermarla ma lei non le degnò di uno sguardo. Un amaro sorriso le spuntò sulla bocca in quanto trovava ridicoli tutti quei fianchi larghi nudi delle donne e quei membri penzolanti sudici degli uomini. Verità si svegliò e se ne andò. Chissà ora quei poveretti con chi se la prenderanno per avere un po' di consolazione dalla loro triste e misera vita. Magari piangeranno. Magari scoperanno tra di loro e nasceranno stupide creature figlie della loro perfidia e meschinità. Magari moriranno. Chi prima, chi dopo. Perché questa è l'unica Verità.

Di solito non devo ricordare a voi Tori quanto è importante finire quello che avete cominciato. Dopotutto, siete tra i segni dello zodiaco più bravi a portare a termine le cose. Ma si dà il caso che tu sia temporaneamente sotto l'influsso di un'illusione che ti spingerà a fuggire prima di aver risolto una questione. Sono qui per ricordarti che è ora di fare dell'arte del completamento la tua magnifica ossessione.
Bada Rob, stavolta ti ci vengo a cercare eh... Comincia a correre vai.

Me ne sto seduto sul mio trono, su questi cuscini amaranto. Conto i minuti, le ore e i giorni alternando la boccata di una sigaretta a un sorso di vino rosso (che mi dicono essere francese). Eppure tutto è lento e la comodità della casa e gli intrattenimenti delle mie ancelle non è che aumentino la velocità di queste lancette. Certo, potrei librarmi in volo usando le mie ali. Potrei sporgermi dalle ripe scoscese che dominano queste valli. Potrei ascoltare le urla sgraziate e disperate dei miliardi di anime dannate che infestano questi campi che di sicuro Elisi non sono. Ma che noia. Ormai da millenni le stesse scene si ripetono senza sosta e sinceramente non ne posso più. Alcune volte son salito anche su in superficie, nel mondo degli umani, nel mondo dei meno. Non che volessi conoscere coloro che probabilmente riconoscerò quaggiù tra qualche anno (la maggioranza di coloro che camminano sulla Terra) ma solo così per fare una passeggiata e per non respirare per qualche ora tutto questo zolfo. Com'è ovvio per motivi sia di sicurezza sia per non destare sospetti vesto una maschera quando salgo su. Una delle tante maschere con cui mi conoscete, quando beffarda, quando sardonica, sempre sorridente e leggera. Sì, vero, l’iconografia medievale mi ha dipinto un po’ come un burlone (chi se non io poteva permettersi di sbeffeggiare il Re?), qualche volta ammaliatore ma sempre con un certo savoir faire ironico e leggero. Dando per scontato, comunque, che alla fine le bastonate le prendevo sempre io. Da qualche tempo invece mi si è voluta dare questa veste di cattivone spietato e senza scrupoli e attualmente mi ritrovo vittima di qualcosa che al vostro giorno d’oggi si potrebbe definire un’impietosa campagna mediatica. Già all’inizio l’ufficio stampa (come lo definiva un poeta quantomeno bravino, mi pare di Genova, in Italia) di quel povero Gesù, quei quattro giovinastri, aveva cominciato a gettare fango sul mio buon nome e dimenticandosi che ero io che portavo la luce ben prima che loro potessero vedere quella del loro primo giorno mi descrissero come l’Avversario. Avversario? Ma di chi? Suvvia, abbiate pazienza e cerchiamo di dare a Cesare quel che è di Cesare (quanto sangue quel giorno di marzo, poverino…). Io, con l’Altro, vado d’amore e d’accordo, per me è quasi un fratello e come in ogni buona famiglia certe volte alziamo la voce e discutiamo animatamente per poi subito dopo sciogliere la tensione con una grassa risata. Sì, magari quella volta ho esagerato un po' ma va anche ammesso che era un periodo che Lui si dava tante di quelle arie... Per non parlare poi di tutti quei disegni poi con Giorgio e Michele, così cruenti ma devo dire erroneamente rappresentanti delle scene di tremende lotte e mie (di chi sennò?) sconfitte. Cioè, spiegatemi, uno non può divertirsi un attimo con dei cari compagni di bevute che due spintoni e tre bonari ceffoni vengono interpretati come lotte da cui dipende la vittoria del Bene (eh?) sulla Terra. Ma ditemi voi! Eppure c’è anche stato chi ha provato a raccontare come stanno veramente le cose e mettere le caselle ai loro posti. Prima un certo inglese di nome William, poi un portoghese, un Fernando, una Persona, scrissero e dissero quali sono i rapporti fra me e l’Altro ma niente da fare, nessuno c’ha voluto credere. Adesso quindi mi tocca starmene qua a seguire con le unghie e con le dita le incisioni nel legno e nel bronzo della mia seduta e guardare le volute del fumo bianco e azzurrognolo delle mie sigarette (anche queste francesi) o appoggiare la gota sulla mia mano e trastullarmi a far volteggiare il calice per vedere quanto lentamente il vino scivola sul vetro. Beh, riconoscerete anche voi che tutto questo è noioso. Ma non posso fare diversamente. Vorrei poter abbandonare le mie responsabilità e sono certo che l’Amministratore troverebbe un degno sostituto ben più perverso e crudele di me, un Viceré degno di questo nome. Ma non posso e tutte le volte che provo a volarmene via lasciando sul bracciolo del trono la maschera sbatto il muso contro i muri che delimitano il mio territorio o sulle grate che proteggono queste finestre. Grate. Muri. Per cosa? Non credo che nessuno bramerebbe così tanto entrare qua. Magari tanti ne vorrebbero uscire. Come me.

All'inizio fu un FBT da 40w. Poi arrivarono un SWR Workingman's 80, un Fender M80 e infine uno Hughes&Kettner Quantum QC210.
Oggi verso le 18.30 è arrivato questo bambino. Si chiama Trace Elliot 1215 e alla nascita pesava 37 chili e mezzo, ha un cono da 15" e ha da subito urlato con la sua vocina da 500w di potenza valvolare.
Benvenuto!
