giovedì, 30 ottobre 2008

In the absence of truth

cgfa_klimt13Verità alzò gli occhi e si rese conto di essere stanca. Stanca di questo sonno o meglio di questa veglia spenta e oziosa. Notò di essere in mezzo a gente sconosciuta che blaterava il suo nome senza nemmeno conoscerla e si vergognò di essersi svenduta a così basso prezzo, vittima delle richieste di poveri spiriti vaganti sulla terra ma anche circuita da chi sapeva molto bene come approfittarsi di lei. Le davano pochi soldi, come a una troia, e lei, nell'assopimento della sua coscienza, vendeva non tanto il suo corpo quanto la sua anima. Tutti sapevano comunque come assoggettarla e usarla. E lei si lasciava usare. In un primo momento le piaceva stare accanto a queste persone e ascoltarle, aiutarle e sostenerle mentre cadevano. E poi, senza rendersene conto, era caduta pure lei in questo sonno a occhi aperti dove aperte stavano anche le sue gambe e la sua bocca in un corpo molle strattonato spinto penetrato e sporcato dal sudore e dallo sperma di quei corpi animati da spiriti cattivi. Lei non sentiva male perché era il coma della sua anima. Le parole, come le persone, sono pericolose e nonostante i suoi nervi non funzionassero più o meglio lei non li faceva più funzionare stavolta una parola l'aveva svegliata. Era stato come uno schiaffo dato alla sua mente e le sue pupille strinsero la circonferenza alzando gli occhi il sole. I contorni di quella palla gialla si fecero pian piano più chiari e distinti e le piacque farsi scaldare le palpebre e le labbra, anche se in bocca aveva sempre quel sapore schifoso di sperma e tabacco e vino in cartone e nello sguardo portava un'infinita tristezza. Si aggiustò il  bordo della canottiera rossa che indossava e iniziò a camminare. Voci e mani provarono a fermarla ma lei non le degnò di uno sguardo. Un amaro sorriso le spuntò sulla bocca in quanto trovava ridicoli tutti quei fianchi larghi nudi delle donne e quei membri penzolanti sudici degli uomini. Verità si svegliò e se ne andò. Chissà ora quei poveretti con chi se la prenderanno per avere un po' di consolazione dalla loro triste e misera vita. Magari piangeranno. Magari scoperanno tra di loro e nasceranno stupide creature figlie della loro perfidia e meschinità. Magari moriranno. Chi prima, chi dopo. Perché questa è l'unica Verità.
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martedì, 28 ottobre 2008

Angelica

Angel










"A timeless word, the meanings changed
But I'm still burning in your flames..."
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mercoledì, 22 ottobre 2008

Ouiaranáfemafròlliveppu!!!

anathema

Ma te guarda i vantaggi di scoprire che un collega appena assunto condivide molti dei tuoi gusti musicali.
Uvaozio moving to Rome for Anathema gig at Alpheus, Sunday October 26th
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martedì, 21 ottobre 2008

ASMZ

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Via, forse forse ce la faccio a vederli anche stavolta. Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & The Tra - La - La Band, giovedì 23 ottobre alla Fortezza da Basso di Firenze.

"When the world is sick can't no one be well
But i dreamt we was all beautiful and strong"
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lunedì, 20 ottobre 2008

Brezsny


Toro (20 aprile - 20 maggio)

Di solito non devo ricordare a voi Tori quanto è importante finire quello che avete cominciato. Dopotutto, siete tra i segni dello zodiaco più bravi a portare a termine le cose. Ma si dà il caso che tu sia temporaneamente sotto l'influsso di un'illusione che ti spingerà a fuggire prima di aver risolto una questione. Sono qui per ricordarti che è ora di fare dell'arte del completamento la tua magnifica ossessione.

Bada Rob, stavolta ti ci vengo a cercare eh... Comincia a correre vai.

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sabato, 18 ottobre 2008

Dalla nausea al sorriso

"Salve, cara signora. Serata deliziosa, vero? Perdoni il disturbo...forse voleva fare una passeggiata, forse ammirava solo il panorama. Non importa. Pensavo fosse ora di fare due chiacchiere, lei ed io. Ah, dimenticavo che non siamo stati presentati. Io non possiedo un nome...lei può chiamarmi V.
 
Madame Giustizia, le presento V. V, ella è Madame Giustizia.
Salve, Madame Giustizia. Buonasera, V.
 
Ecco fatto: ora ci conosciamo. A dire il vero la ammiro ormai da tempo. Oh, lo so cosa pensa... " il povero ragazzo ha una cotta per me, un'infatuazione adolescenziale". Le chiedo scusa, Madame, non è affatto così. E' molto che la ammiro, quantunque solo da lontano. Quando ero bambino la fissavo dalla strada; dicevo a mio padre "Chi è quella signora?" e lui rispondeva: " E' Madame Giustizia." ed io dicevo a lui: "Quanto è carina!". La prego di non pensare che fosse solo una cosa fisica, so che lei non è una di quelle. No, io la amavo come persona, come ideale. Ma è stato molto tempo fa. Ora, temo che ci sia un'altra.

"COSA?V! Vergogna! Mi hai tradito per una sgualdrina, per una donna vana con le labbra imbellettate e il sorriso malizioso!"
 
Io, Madame? Mi permetto di dissentire! E' stata la sua infedeltà a spingermi tra le braccia di un'altra! Ah-ah! Questo l'ha sorpresa, vero? Pensava che non sapessi del suo piccolo flirt. Ma lo so. So tutto, io. Non sono rimasto sorpreso quando l'ho scoperto. Lei ha sempre avuto un debole per gli uomini in uniforme.

"In uniforme? Oh, bella. Non so proprio di cosa sta parlando, C'è sempre stato lei, V. Lei è stato il solo..."

Bugiarda! Sgualdrina! Puttana! Neghi pure di avergli lasciato fare ciò che voleva, con la sua fascia al braccio e la sua prepotenza! Allora? Ha perso la lingua? Molto bene. Alla fine lei si è svelata. Non è più la mia giustizia, è la sua giustizia. Ha giaciuto con un altro. Beh, le ho reso la pariglia.

"Sob! Sigh! Ch-chi è lei, V? Qual'è il suo nome?"

Il suo nome è Anarchia, e come amante mi ha insegnato più di quanto lei abbia fatto mai. Anarchia mi ha insegnato che la giustizia nulla significa senza la libertà. E' onesta, non fa promesse e non ne infrange, diversamente da lei, Gesebel. Un tempo mi chiedevo perchè non mi guardasse negli occhi. Ora lo so. Allora addio, cara signora. sarei addolorato dalla nostra separazione , ma non è più la donna che amavo. Ecco un ultimo mio dono, lo lascio ai suoi piedi. Le fiamme della libertà! Che splendore! Questa è giustizia. Ah, amata mia Anarchia!
Oh, Bellezza finor mai ti conobbi”
 
Da Alan Moore, V for Vendetta
 
È come se si fosse svegliato dentro qualcosa. Non so, la mia coscienza sociale e politica, finita sottoterra (nonostante ostentassi sicurezza e tranquillità) in occasione delle ultime elezioni politiche, sta bussando contro le pareti del mio cranio e forse e soprattutto del mio stomaco. Sarà perché il personale in questo momento sta perdendo di importanza, non so, ma ci sono alcuni meccanismi del mio cervello che sembrano essersi risvegliati. Era come se mi fossi ritrovato in un’apatica accettazione di uno status quo nauseante. Ecco, questa la prima parola chiave. Mi sento nauseato, questa la prima reazione, di fronte alla bava che sporca il pizzo di La Russa, ai viscidi annuendo di Bonaiuti, agi occhiali rossi fintogay di Maroni, agli occhi oppiacei della Carfagna e ovviamente da tutte le uscite al balcone del pastore tedesco di Roma. Ma ancora di più nauseato dai colpevoli silenzi del Presidente della Repubblica, da un regista spaventato dei pochi incassi statunitensi di un suo film che deve infangare la nostra Resistenza per farsi un po’ di pubblicità, dalla sinistra che si imbavaglia da sola di fronte al ritorno di questo ignobile e infame fascismo sporco di camorra e razzismo. Noi non siamo razzisti, siamo a favore dell’integrazione, dicono gli stronzi di Riace del Partito della loro libertà. Dopo la nausea nell’elenco delle reazioni trova spazio la sorpresa. Mi sono sorpreso di quanta poca pietas cristiana ho provato alla notizia della morte per ubriachezza del leader di un partito di estrema destra di uno staterello della Mitteleuropa. Mi sono sorpreso ascoltando due ministri e un rappresentante del PD a parlare di Saviano suggerendogli di rimanere (vattinne Robbé, vattinne…). Oppure rimango a bocca aperta scoprendo simboli e manifesti fascisti anche nella mia Toscana. Ripenso a Orwell e al suo 1984, ad Alan Moore e al suo V e mi fa male svegliarmi nelle realtà che loro avevano solo immaginato e raccontato. E mi ritrovo quindi a riflettere e a pensare a come siamo arrivati a questo punto ma poi accendo la tv e mi cade il telecomando su famosi che andrebbero isolati, su giornalisti dal viso unto che non fanno altro che leccare piedi e buchi del culo a ministri in testa alle classifiche di gradimento solo per quante volte le loro cazzate su assenteismi e maestri unici vengono ripetuti dai loro megafoni catodici. Capisco tutto. Oppure sento di superenalotti le cui estrazioni settimanali balzano in testa ai titoli di tg e quotidiani. 60 milioni di euro versus 6 morti sul lavoro in un giorno, volete mettere? E capisco. Un ladro albanese muore nella città dove lavoro durante una sparatoria con i carabinieri. Poi vedo dov’è morto, in un fosso a lato di una strada, spalle o viso davanti a un muro, senza possibilità di fuga. Ma è ladro, e albanese. E capisco. Invece nella città dove sono nato su un muro c’è una croce celtica. Quella stessa croce che a sindaco e assessore avevo chiesto di far sparire. Quella croce sputata di fronte ai Martiri della Resistenza, che sindaco e assessore ex comunisti non hanno fatto sparire. Quindi capisco ancora di più perché siamo messi così. Perché non ci siamo difesi con la scusa del rispetto e del buonismo e chiamando il nemico avversario. Riprendiamo a chiamare la stupidità e l’ignoranza col proprio nome, anche quando sono volute e desiderate. Siamo voluti rincoglionire, semplice no?
 
Poi ho pensato alla paura. La paura che abbiamo di tutti e di tutto, dei ladri e della droga, del diverso e del cinese, del negro e dello zingaro e, soprattutto, della morte. Perché in fondo a tutto c’è quella paura lì, quella più naturale e personale e generale e inevitabile. Tutti hanno paura della morte. Troppo facile ora parlare del terrorismo e della barba brizzolata di quell’arabo in grotte di cartapesta. Adesso la paura deve andare più a fondo, deve stare nelle coscienze di ognuno e non più nelle strade di Nuova Amsterdam. Mi piace guardare telefilm come E.R., Dr. House e persino Gray’s Anatomy eppure li ritengo strumenti del male che contribuiscono a creare un’ipocondria generalizzata dove una linea di febbre, una macchia sulla pelle o se non anche uno strizzone intestinale diventano sintomi di rarissime patologie da sezionare su di un flipchart. Eppure non ho ancora compreso se questo è strettamente legato alla succitata paura della morte o se c’è un ben più morboso meccanismo che vuole celebrare i potenziali 15 minuti di celebrità warholiani persino immolandosi davanti alla massa. Mi spiego. In questi telefilm sconosciutissime e assolutamente non importanti persone si ritrovano ricoverate lobotomizzate aperte e smembrate a causa di lupus dalle impronunciabili continuazioni o emorragie che nascondono tumori cerebrali. Noi non vogliamo essere Gregory, Meredith o gli altri. Loro sono su di un altro livello perché loro possono salvarci. Noi vogliamo essere e siamo i malati ignoti a cui dedicare un mausoleo in caso di irreparabile coma o morte. Noi siamo quei peccatori che si affidano a semidei in camice bianco che hanno in mano le nostre vite. Noi non sappiamo niente delle nostre malattie, le viviamo senza sapere qual è la cura. Quindi deleghiamo ad altri la nostra guarigione. Come deleghiamo ad altri la nostra capacità di scelta e affidiamo ad altri il nostro denaro. Non stupiamoci poi se a forza di delegare e affidare ci ritroviamo sindaci e vicesindaci di Treviso, per esempio, non troppo gentili o se odorosi direttori di banca ci chiuderanno la porta a vetri proprio quando ci verrà in mente che magari sotto il materasso…
 
Ma mi stupisco e mi sorprendo anche quando scopro che una mia personale convinzione è da tempo un’affermata teoria economica. Ho sempre creduto che una terza guerra mondiale sia impossibile in quanto sconveniente. La guerra moderna non è più confronto di preparati professionisti ma sterminio di innocenti. La guerra non uccide soldati ma persone comuni. Uccide quindi consumatori e potenziali acquirenti di prodotti. Guerre come quella in Iraq e Afghanistan forse sono servite anche per creare nuovi mercati dove vendere i frutti della sovraproduzione del mondo “occidentale”. Una guerra che a oggi sterminerebbe gran parte della popolazione mondiale non conviene. Questa la mia teoria. Ascoltando De Benedetti a Che tempo che fa scopro che l’ingegnere nel suo ultimo libro definisce un’eccezione la guerra tra Russia e Georgia. Eccezione a cosa? All’affermazione che alcuni economisti hanno fatto in passato che vuole altamente improbabile una guerra tra due stati al cui interno esistono McDonald’s, dando per scontato che la M gialla sia il simbolo di una globalizzazione economica che ha bisogno di affezionati e fedeli consumatori, appunto, per sopravvivere. Eppure non ho studiato economia e non ci capisco un cazzo di borse. Sono solo un povero ingenuo che non vuole perdere la sua capacità e la sua voglia di pensare. È così facile farlo. Se lo faccio io perché non possono farlo altri?
 
Comunque, forse abbiamo perso e basta vedere quanto l’imbecillità sia contagiosa per chinare il capo, vestirsi di grigio e seguire la corrente. Oppure no e c’è tempo almeno per lasciare il campo di battaglia a testa alta. Da quel campo di battaglia magari sarà necessario alzare gli occhi a questo sole di ottobre che non vuole nascondersi dietro il bitume gassoso delle nostre città, riempire i polmoni che nonostante le diagnosi dei dottori dell’etere funzionano ancora bene, cercare una quindicina di euro che stanno in tasca e non in banca per comprarsi un bel libro e sorridere. E mandare in culo chi non vuole farci vivere l’unica vita che abbiamo a disposizione.
 
Fuori traccia: sono stato colto da un improvviso dilemma, ovvero se tradire il caro Splinder per vendere la mia purezza al ben più trendy Faccialibro. Ho optato per il terzo polo. Da oggi ho l'account su Flickr. Clicca sul logo qua sotto.
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mercoledì, 15 ottobre 2008

La descrizione di un attimo, 3



I love your eyes, my dear
Their splendid sparkling fire

When suddenly you raise them so
To cast a swift embracing glance

Like lightning flashing in the sky
But there's a charm that is greater still

When my love's eyes are lowered
When all is fired by passion's kiss

And through the downcast lashes
I see the dull flame of desire


Björk feat. Antony - Dull Flame of Desire
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sabato, 11 ottobre 2008

La noia del Viceré

Lucifer

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Me ne sto seduto sul mio trono, su questi cuscini amaranto. Conto i minuti, le ore e i giorni alternando la boccata di una sigaretta a un sorso di vino rosso (che mi dicono essere francese). Eppure tutto è lento e la comodità della casa e gli intrattenimenti delle mie ancelle non è che aumentino la velocità di queste lancette. Certo, potrei librarmi in volo usando le mie ali. Potrei sporgermi dalle ripe scoscese che dominano queste valli. Potrei ascoltare le urla sgraziate e disperate dei miliardi di anime dannate che infestano questi campi che di sicuro Elisi non sono. Ma che noia. Ormai da millenni le stesse scene si ripetono senza sosta e sinceramente non ne posso più. Alcune volte son salito anche su in superficie, nel mondo degli umani, nel mondo dei meno. Non che volessi conoscere coloro che probabilmente riconoscerò quaggiù tra qualche anno (la maggioranza di coloro che camminano sulla Terra) ma solo così per fare una passeggiata e per non respirare per qualche ora tutto questo zolfo. Com'è ovvio per motivi sia di sicurezza sia per non destare sospetti vesto una maschera quando salgo su. Una delle tante maschere con cui mi conoscete, quando beffarda, quando sardonica, sempre sorridente e leggera. Sì, vero, l’iconografia medievale mi ha dipinto un po’ come un burlone (chi se non io poteva permettersi di sbeffeggiare il Re?), qualche volta ammaliatore ma sempre con un certo savoir faire ironico e leggero. Dando per scontato, comunque, che alla fine le bastonate le prendevo sempre io. Da qualche tempo invece mi si è voluta dare questa veste di cattivone spietato e senza scrupoli e attualmente mi ritrovo vittima di qualcosa che al vostro giorno d’oggi si potrebbe definire un’impietosa campagna mediatica. Già all’inizio l’ufficio stampa (come lo definiva un poeta quantomeno bravino, mi pare di Genova, in Italia) di quel povero Gesù, quei quattro giovinastri, aveva cominciato a gettare fango sul mio buon nome e dimenticandosi che ero io che portavo la luce ben prima che loro potessero vedere quella del loro primo giorno mi descrissero come l’Avversario. Avversario? Ma di chi? Suvvia, abbiate pazienza e cerchiamo di dare a Cesare quel che è di Cesare (quanto sangue quel giorno di marzo, poverino…). Io, con l’Altro, vado d’amore e d’accordo, per me è quasi un fratello e come in ogni buona famiglia certe volte alziamo la voce e discutiamo animatamente per poi subito dopo sciogliere la tensione con una grassa risata. Sì, magari quella volta ho esagerato un po' ma va anche ammesso che era un periodo che Lui si dava tante di quelle arie... Per non parlare poi di tutti quei disegni poi con Giorgio e Michele, così cruenti ma devo dire erroneamente rappresentanti delle scene di tremende lotte e mie (di chi sennò?) sconfitte. Cioè, spiegatemi, uno non può divertirsi un attimo con dei cari compagni di bevute che due spintoni e tre bonari ceffoni vengono interpretati come lotte da cui dipende la vittoria del Bene (eh?) sulla Terra. Ma ditemi voi! Eppure c’è anche stato chi ha provato a raccontare come stanno veramente le cose e mettere le caselle ai loro posti. Prima un certo inglese di nome William, poi un portoghese, un Fernando, una Persona, scrissero e dissero quali sono i rapporti fra me e l’Altro ma niente da fare, nessuno c’ha voluto credere. Adesso quindi mi tocca starmene qua a seguire con le unghie e con le dita le incisioni nel legno e nel bronzo della mia seduta e guardare le volute del fumo bianco e azzurrognolo delle mie sigarette (anche queste francesi) o appoggiare la gota sulla mia mano e trastullarmi a far volteggiare il calice per vedere quanto lentamente il vino scivola sul vetro. Beh, riconoscerete anche voi che tutto questo è noioso. Ma non posso fare diversamente. Vorrei poter abbandonare le mie responsabilità e sono certo che l’Amministratore troverebbe un degno sostituto ben più perverso e crudele di me, un Viceré degno di questo nome. Ma non posso e tutte le volte che provo a volarmene via lasciando sul bracciolo del trono la maschera sbatto il muso contro i muri che delimitano il mio territorio o sulle grate che proteggono queste finestre. Grate. Muri. Per cosa? Non credo che nessuno bramerebbe così tanto entrare qua. Magari tanti ne vorrebbero uscire. Come me.

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sabato, 11 ottobre 2008

My new Bambino!

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All'inizio fu un FBT da 40w. Poi arrivarono un SWR Workingman's 80, un Fender  M80 e infine uno Hughes&Kettner Quantum QC210.

Oggi verso le 18.30 è arrivato questo bambino. Si chiama Trace Elliot 1215 e alla nascita pesava 37 chili e mezzo, ha un cono da 15" e ha da subito urlato con la sua vocina da 500w di potenza valvolare.

Benvenuto!

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giovedì, 09 ottobre 2008

Ipse dixit, 06

"Nascondi ciò che sono e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni"
W. Shakespeare

Questa frase del Grande Bardo Will viene citata nel film che ho (ri)visto ieri sera. V for Vendetta è tratto dall'omonimo fumetto di Alan Moore e, secondo il mio modesto parere, è un gran film. Magari non è all'altezza del fumetto, come forse è ovvio che sia, ma rimane un gran film.
Non so, ci sta che mi senta solidale con chi porta sempre una maschera. Con un bel sorriso stampato su. Chissà perché.

V for Vendetta-751826
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