mercoledì, 31 dicembre 2008

Buon 2009

Lo so che ho già postato questo video in passato. Non mi interessa. Finalmente riuscire a volare è il proposito che ho per quest'anno. Come l'ultimo bambino che ci pensa ci pensa e ci ripensa e poi si lancia. Lo stomaco va giù ma poi i nervi la pelle i pori e i capelli si rilassano dopo aver preso coscienza che non succederà niente, che non mi farò male. Vorrei che qualcun'altro lo facesse. Non c'è dolore in quel salto nel vuoto.
Buon anno a chi mi ha letto, a chi mi ha ascoltato, a chi mi ha sorriso e a chi m'ha preso a schiaffi in faccia. Alle persone che ho ritrovato dopo tanti anni e che mi hanno sorriso nonostante gli occhi non hanno condiviso le stesse cose. A chi ho trovato camminando. A chi ho incontrato di nuovo, dopo il silenzio e l'odio.
A chi non ha ancora capito di essere un sole che splende.

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sabato, 27 dicembre 2008

No excuses

puberty_3

Edvard Munch, Pubertà

È solo paura, è tutta paura. Si sta sulla soglia della porta. Sospesi. Ma è solo paura, è tutta paura.

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giovedì, 25 dicembre 2008

... on the wave

wahrheit“May this moment close to you be eternal“
Klimt1918 – Suspense Music
 
No, oggi non sono andato al mare. Ci sarei potuto andare. Freddo pomeriggio di un Natale come tanti altri con lo stomaco pieno di antipasti, carne e panforte e la testa occupata da vino, spumante (l’insostenibile leggerezza delle bollicine) e grappa. No, non sono andato al mare e avrei voluto andarci a sentire il freddo e la pioggerellina ghiacciata sulle guance. Avrei potuto offrire la mia cocciutaggine alla resistenza della sabbia sotto le scarpe e ascoltare il rumore delle onde. Avrei guardato l’isola all’orizzonte (fin dall’infanzia un muro messo lì a proteggermi dall’infinito) persa tra nuvole e caliggine. Ma non sono andato. Non sono andato perché sarei entrato in acqua vestito cercando di camminare sempre più al largo e non avrei resistito alla corrente quando i piedi avrebbero cominciato a staccarsi dal fondo sabbioso. Avrei voluto solo lasciarmi trasportare, lasciare ogni responsabilità e lasciar decidere a qualcun'altro (qualcos'altro). Proprio adesso che ho cominciato a decidere io su cosa sono e chi sono. No, non sono andato al mare e ho preferito leggere accanto al camino acceso e il lettore cd del portatile a scegliere le canzoni per me. Quando ho un fuoco vicino mi lascio distrarre così tanto dallo scoppiettare delle legna e dalle fiamme arancioni che nemmeno troppo lentamente queste distrazioni diventano attenzioni. Massime attenzioni. Amo guardare le fiamme, imprevidibili, mutevoli, inaspettabili (credo sia un neologismo adattissimo alle fiamme). Non sai mai che forma prenderanno, come si allungheranno e quando si spengeranno. Oppure, quando il fuoco sembra ormai spento, diventa impossibile capire quando la fiamma avrà nuova vita. O la sorpresa quando soffiando sulla brace se ne producono nuove, di fiamme. No, non sono andato al mare e non ho voluto andarci. Volevo solo leggere e cadere nelle parole di chi ha scritto per capire se io e l’autore condividiamo un’esperienza, un’emozione o un momento. Questo volevo ma tale proposito non ho mantenuto perché gli occhi non ne volevano sapere di seguire le righe nere sulla pagina bianca e andavano invece a cercare il caldo ventre del camino in movimento dove le fiamme danzavano giocando e invitandomi. E rispondo all’invito, scoprendo il piacere delle mie guance calde e magari rosse come quando in inverno da bambino correvo a perdifiato per salvare il mondo o per tornare a casa per cena. Nel ballo delle fiamme spero sempre che una di queste un giorno si fermi, così, all’istante, per poterla toccare e studiare, per capire di cosa è fatta e per sentire quel calore sulle gote anche quando fuori c’è la neve sempre diversa e tutta uguale. Vorrei avere quel momento in eterno, quella particolare forma arancione ad accompagnarmi per sempre. Guardare la mia fiamma e vedere al suo interno cosa si muove veramente e cosa non vuole mai mostrare. Provo quindi a toccarla adesso nella bocca di ghisa, cemento e rosso ma non ce la faccio a stringerla. No, ritiro la mano e mi difendo dal dolore. Cerco la fiamma, la tocco e fuggo. No, non è il momento. No, non era la giornata adatta per andare al mare, non è il momento per stringere il fuoco.
 
Listening to Matt Elliott, Fabrizio De André and Klimt1918
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martedì, 23 dicembre 2008

L'uovo e la gallina

gomorra

 

 

 

 

 

 

A sinistra l'imprenditore Alfredo Romeo balzato agli "onori" della cronaca per il terremoto giudiziario a Napoli. A destra Toni Servillo in Gomorra. O viceversa. Poi uno dice che il cinema certe volte è profetico... O no. Insomma, è nato prima l'uovo o la gallina?

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domenica, 21 dicembre 2008

Music

palco
Un messaggio inaspettato. Caffè col miele e una partita a Fifa 2007. Vado a Siena. ‘nkia rraga. Il Save e il Gota alla stanza. Mi accendo la prima sigaretta. Si carica la C4. Senti questi accanto come urlano ma è normale. Urlo pure io. Arriva Matte. Si carica la Golf. Manca solo Ricca. La mia macchina non serve. L’albergo l’ha trovato il Gota. Si passa da Genova o da Piacenza? Ecco Ricca, si parte. Io sulla C4 col Save. Ricca e il Gota con Matte sulla Golf. Si parla di politica. Il male del mondo sono i democristiani. La Sinistra Democratica. C’è Mussi, io ‘un vengo. Si esce a San Casciano, quindi FI-PI-LI da Ginestra. Un fottio di autovelox. La curva di San Casciano e la scoperta del significato di “bukkake”. Auh. Torture cinesi e brasiliane. Mi raccomando non sbagliare strada come ho fatto io l’altra volta. Si entra sulla FI-PI-LI. Lo zoo di 105 e Gigi d’Agostino. “Attenti a ‘ste zoccole”. Radio Bruno. Ancora autovelox. Il limite qua è 90. Se credevo portavo l’ampli pe’ lasciallo dal Niccolai, ma tanto è chiuso. L’autostrada dopo Pisa. Frappoco ci si ferma. Lì è un bar, si vòle il ristorante. Versilia. Ciao Isa. Autogrill Fini. Tortellini, Primitivo del Salento. Il Gota e una tanica da 5 litri di Heineken. Il suo sorriso, da bimbo. Gli occhi di Ricca, quasi persi. Un’altra sigaretta e si riparte. Sarà poco vero che la Serie B gioca di venerdì? Il tramonto. Sarzana. Ciao Eri. La Liguria e iniziano le gallerie. Penso a Genova e a De André. Un giorno mi fermerò e Genova non sarà solo questo ponte. Un incidente e la coda in galleria. Un’altra sigaretta. Save vuoi una gomma? Il traffico ricomincia a scorrere. Boia che botta ‘sto motorino. È buio ormai. Si va per Alessandria. Ma quella che è, nève? Ovada e il marchio Saiwa. Strada dritta che non finisce mai. Sosta pipì. Musica trance. Poi il promo dei Linea77 e le canzoni in italiano sono parecchio meglio ma dal vivo spaccano. Tabella di marcia rispettata. Il cd del Save. Secondo me devi uscire sulla Brescia-Torino, no mi prendo la responsabilità e si passa Casale. Vercelli ovest. Ci si ferma ad aspettare gli altri. Si va in albergo. Rotatorie peggio che a Livorno. Ah, è questo l’albergo? ‘sticazzi. Il tipo al bar ha un gilet di pelle che bisogna rubare. L’albergo sembra uscito da un film dell’orrore. Stanotte moriremo qua dentro. L’insalata sotto al letto. Merda in terrazza. Si va via lasciando i documenti. Il tipo ci chiama, bisogna andare verso l’Area24. Ci si perde. Due o tre volte ci si perde. Uno scheletro di un palazzo e di nuovo la nève. Arriviamo. Il posto non è male. Il tipo ci saluta. Montiamo e facciamo il soundcheck. Incredibilmente puntuali. Sembra che il tipo ce l’abbia con Ricca. Comincio a perdere il conto delle sigarette accese. Tennent’s Super media. Mangiamo. Affettati, piada, grissini, pasta col gorgonzola, Barbera, caffè (decaffeinato), Jaegermeister. Sigarette e sigaretta. Il PD e l’ANPI. Il tempo passa, gente non se ne vede. Qualcuno arriva. Tutti uomini ergo questo è un locale da gay. Ergo strip-club. Ergo locale da sfigati. Suoniamo anche se di gente ce n’è poca. Più che semivuoto il locale è vuoto. Qualcuno balla. Pausa e sigaretta. Punto la cameriera, forse mi guarda. Concerto finito, sigaretta e birra piccola. Si smonta. Il night. L’Area24. Si va lì. Sigaretta prima di entrare sotto il fungo. Musica schifosa. Ballo comunque. Bada quella com’è topa. Tanto è solo un’arrizzacazzi. Sventolo la sciarpa del Liverpool ma magari qua son gobbacci. Chemical Brothers e si accendono le luci perché il locale sta per chiudere. Si va via. Qualcuno vuole andare al night. Ci fermiamo davanti. 25 euri l’ingresso. 20 euri se si entra in 5. Il Save spiega sociologicamente il suo rifiuto. Io voto no. Si va a letto. Dormo vestito perché non me ne giovo. M’addormento male che sotto passano le macchine. L’allarme parte tre volte. Diomaestro. La sveglia alle 9.30 e vado in bagno. Anche gli altri sono in piedi. O questa donnetta da dov’è uscita, bada in che posto che siamo. Colazione. Qua nemmeno ci considerano, ‘ndiamo da un’altra parte. Questo è carino. Cappuccio. Bada che muso che hanno. Vuole gli scontrini. Ma ci vai in culo, ti si paga sì. Si riparte. Riecco la nève. La saccheria e il riso. Gasolio. Strada dritta e cruise control. Genova ancora ma di giorno. Ci si ferma a pulire il vetro. Bjork. Gallerie. L’11 voglio venire. Il mare. Sarzana ancora, ciao Eri. La morfologia che cambia all’entrata in Toscana. Prossimo autogrill ci si ferma. Bevo il chinotto, contro l’imperialismo USA. Sigaretta e si riparte. Viareggio, ciao Isa, di nuovo. FI-PI-LI ma si esce a Pisa Nord, sbagliando. Il Save la Red Bull, che schifo. San Casciano e la curva ormai ribattezzata “curva bukkake”. La Siena Firenze. Siena, la stanza.
Suonare. Questo e tanto altro che tengo per me.
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giovedì, 18 dicembre 2008

Disarm you with a smile

sonrisa

Esta sonrisa me va a matar, qualche volta ho vissuto questa sensazione. Non è vero che "quando ti arrabbi sei bellissima". Le donne sono belle quando sorridono.
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categoria: film


mercoledì, 17 dicembre 2008

Ipse dixit, 08

"Veniva, piangeva, e lui non sapeva come interpretare quelle lacrime. - Che c'è? - le chiedeva. - Non lo so. - T'ho fatto male? - No. Non so da dove viene. È quasi come se lo sperma, quando me lo spari nel corpo, mi facesse sgorgare le lacrime. - Ma non ti faccio male. - No. - Ti piace, Dawnie? Ti piace? - Moltissimo. È una cosa che... tocca un punto, dentro, dove non arriva nessun'altra cosa. Ed è il punto dove ci sono le lacrime. Tu vai a toccare una parte di me che non viene mai toccata da nessun'altra cosa. - Bene. Purché io non ti faccia male. - No, no. È solo strano... È solo strano... È solo strano non essere sola, - disse".

Philip Roth - Pastorale americana
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categoria: libri


domenica, 14 dicembre 2008

Ipse dixit, 07

"Esta palavra saudade
Aquelle que a inventou,
A primeira vez que a disse
Com certeza que chorou
"

Alfonso Lopes Vieira - A última cantiga
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venerdì, 12 dicembre 2008

Bianco e nero

televisione

Bianco e nero. Un mondo in bianco. E nero. Bianco. E nero. È molto più facile vivere in un mondo in bianco e nero. Bianco. E nero. Facile, ma non comodo, perché non è comodo intraprendere il cammino che ti porta in cima al monte, quell'unico monte da dove si può vedere com'è in realtà il mondo. In bianco e nero. Bianco. E nero. Bianco, puro, pulito, luminoso e accecante come la verità. Bianco che acceca bruciando la cornea cauterizzandola e guarendola togliendo le impurità raccolte negli anni e depositatesi. E nero. Nero sporco, di petrolio, appiccicoso. Impuro e composto di un mare di corpi in decomposizione. Con animali dal sesso di demone che violentano esseri umani. E viceversa. E nel caos, nella confusione, nel rumore dei colori sparati tutti insieme tutto diventa nero impenenetrabile e sporco. Nero. Quando non si è in cima al monte si vuol vedere tutti i colori, tutte le sfumature, riconoscere l'indaco dal blu e vedere dove il giallo passa a essere rosso. Un caleidoscopio psichedelico dove perdersi lasciandosi trascinare. Oppure il grigio e le sue sfumature tra il bianco e il nero, dove voler vedere come non tutto il nero sia solo nero e come non tutto il bianco sia solo bianco. Non facile ma comodo perché non si fatica, ci si lascia semplicemente trascinare. Non facile perché si è costretti per scelta ci si è autoconvinti a vedere una realtà alternativa e virtuale. E si è cominciato quindi lentamente a camminare per aspera alla cima del monte quando si è capito che in quel turbine di colori inizia a diventare mare nero e oleoso togliendo l'aria e imprigionando mani e piedi. Tante volte le sirene dell'arcobaleno hanno cantato quasi convincendomi alla sosta e a tornare indietro. Anche quando il più del cammino era stato percorso. Poi la vetta, nonostante tutto. Da quassù l'occhio non ha bisogno di mettere a fuoco e tutto è più chiaro. Non ci sono colori cangianti e falsi, non c'è il grigio traditore. C'è la consapevolezza di una ontologica differenza tra l'essere e il non essere. Tra l'essere e il sembrare. Tra l'essere e l'apparire. Tra lo scegliere e l'essere scelti. Ci sono solo il bianco e il nero. Il bianco. E il nero.
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lunedì, 08 dicembre 2008

The Terrace

Sì, lo so che questo post scatenerà le ire di una persona in particolare, vista anche la partita che ci sarà la settimana prossima.

Però io i genoani e il Genoa non ce la faccio a farmeli rimanere antipatici con una bandiera così...

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categoria: maestri