domenica, 29 marzo 2009

Pezzi

mitoraj
Igor Mitoraj, Héros de Lumiére (Yorkshire Sculpture Park, UK)

Una volta ho visto una statua. L'ho vista una seconda volta.
La prima volta stava in un salone buio ma le luci permettevano di godersi al massimo le curve bianche del marmo in cui era scolpita. Le pareti della stanza, del salone, erano nere e lei se ne stava al centro su di un piedistallo anch'esso di marmo bianco dalla sottili venature grigie. Lentamente mi avvicino alla statua e mi ritrovo gli occhi all'altezza del piede, della caviglia. Le dimensioni non sono troppo diverse da quelle di un uomo adulto. Provo a sfiorare il marmo con i polpastrelli. Cambia la visuale e divento la statua e inizio a guardare con i suoi occhi. Mi muovo lentamente e scendo dal piedistallo cercando di capire quanta strada devo fare per uscire dal salone. Appena tocco il pavimento la mia attenzione viene catturata da due quadri appesi. La luce viene anche da lì, dai volti in quei quadri raffigurati. Volti di due donne. Bellissime. Mi muovo verso l'uscita.
La seconda volta accade lo stesso. Entro nella stanza, mi avvicino alla statua e la tocco. Come se aprissi una porta dimensionale mi ritrovo con quel gesto dentro la statua. Sono la statua. Anche questa volta mi muovo scendo e mi incammino verso l'uscita senza però farmi distrarre dai due quadri. Non vedo nemmeno se sono sempre lì appesi, i due quadri.

Una volta ho visto una statua. L'ho vista una seconda volta. Anche una terza, qualche settimana fa. Mi ricordo che quella fu una serata di mancate promesse e di accesa discussione. Di forti emozioni nascoste e fatte esplodere dentro le pareti di un torace stanco e fumo grigio e blu di sigarette che le ore si allungavano per contenerle tutte. Parole sussurrate che stanno appiccicate in gola e possono strozzare meglio soffiarle. Parole pronunciate che stanno conficcate in gola e possono far male meglio lasciarle. Parole comandate che stanno conficcate in gola possono strozzare meglio sputarle. Parole che invece non ho soffiato via e fuori. Non le ho lasciate uscire. Non le ho sputate. Il sonno è un percorso difficile da seguire in alcune notti particolari, notti in cui il respiro non riesce a calmare il battito del cuore che si sente stretto tra l'illogicità di una mancata volontà e un corpo che invece vorrebbe urlare e stringere. Notti in cui, di solito, al lato della strada non c'è niente in grado di catturare l'occhio e la mente. Non quella sera. Non quella sera in cui mi ritrovo di nuovo nel salone della statua. Il piedistallo era lì, come sempre, ma nero, non bianco. Le luci erano dove dovevano stare. I quadri, non so.
La statua invece era a terrra, a pezzi. Riconosco il braccio, quella caviglia. Il polso. Marmo bianco, a terra. Marmo bianco, a pezzi.
Finalmente.

[Listening to Pink Floyd - The Piper at the Gates of Dawn]
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venerdì, 27 marzo 2009

A democracia num táxi, de José Saramago

O eminente estadista italiano que dá pelo nome de Silvio Berlusconi, também conhecido pelo apodo de il Cavaliere, acaba de gerar no seu privilegiado cérebro uma ideia que o coloca definitivamente à cabeça do pelotão dos grande pensadores políticos. Quer ele que, para obviar os longos, monótonos e demorados debates e agilizar os trâmites nas câmaras, senado e parlamento, sejam os chefes parlamentares a exercer o poder de representação, acabando-se ao mesmo tempo com o peso morto de umas quantas centenas de deputados e senadores que, na maior parte dos casos, não abrem a boca em toda a legislatura, a não ser para bocejar. A mim, devo reconhecê-lo, parece-me bem. Os representantes dos maiores partidos, três ou quatro, digamos, reunir-se-iam num táxi a caminho de um restaurante onde, ao redor de uma boa refeição, tomariam as decisões pertinentes. Atrás de si teriam levado, mas deslocando-se em bicicleta, os representantes dos partidos menores, que comeriam ao balcão, no caso de o haver, ou numa cafetaria das imediações. Nada mais democrático. De caminho poderia mesmo começar a pensar-se em liquidar esses imponentes, arrogantes e pretensiosos edifícios denominados parlamentos e senados, fontes de contínuas discussões e de elevadas despesas que não aproveitam ao povo. De redução em redução confio que chegaríamos ao ágora dos gregos. Claro, com ágora, mas sem gregos. Dir-me-ão que a este Cavaliere não há que tomá-lo a sério. Sim, mas o perigo é que acabemos por não tomar a sério aqueles que o elegem.

[per chi ancora non si è rassegnato al dominio della lusofonia, ecco la traduzione italiana:
La democrazia in un taxi

L’eminente statista italiano di nome Silvio Berlusconi, conosciuto anche con l’appellativo de il Cavaliere (in italiano nel testo, N.d.T.), ha appena generato, nella sua mente superiore, un’idea che lo colloca definitivamente alla testa della categoria dei grandi pensatori politici. Per ovviare ai lunghi, monotoni e tediosi dibattiti e per sveltire i lavori di Camera e Senato, pretende che siano i capigruppo parlamentari ad esercitare il potere di rappresentanza, ponendo fine, nello stesso tempo, al peso morto di alcune centinaia di deputati e senatori che, nella maggior parte dei casi, non aprono bocca per tutta la durata della legislatura, salvo che per sbadigliare.
A me, devo ammetterlo, sembra giusto. I rappresentanti dei partiti maggiori, diciamo, tre o quattro, si riuniranno in un taxi diretto in un ristorante dove, attorno ad una tavola imbandita, prenderanno le decisioni appropriate. Dietro di loro si porteranno, però viaggiando in bicicletta, i rappresentanti dei partiti minori, i quali mangeranno al banco, se c’è o in bar vicino. Niente di più democratico. Durante il viaggio potrebbero cominciare a pensare di eliminare questi imponenti, arroganti e pretenziosi edifici denominati camera e senato, fonti di continue discussioni e di elevati sprechi che non giovano al popolo. Di riduzione in riduzione, suppongo che arriveremo all’agorà dei greci. Chiaro, con l’agorà, ma senza i greci. Mi diranno che non si deve prendere sul serio questo Cavaliere. Si, però il pericolo è quello di non prendere sul serio neanche coloro che lo votano
]
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mercoledì, 18 marzo 2009

Ipse dixit, 14

Jose_Saramago




















"[...] ne sapremmo assai di più delle complessità della vita se ci fossimo applicati a studiare con determinazione le sue contraddizioni, invece di perdere tempo con le identità e le coerenze, le quali hanno il dovere di spiegarsi da sole".

José Saramago, La caverna
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domenica, 15 marzo 2009

Ipse dixit, 13



Por isso eu tomo ópio. É um remédio.
Sou um convalescente do Momento.
Moro no rés-do-chão do pensamento
E ver passar a Vida faz-me tédio
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mercoledì, 11 marzo 2009

Ipse dixit, 12 , o del tagliare i nervi

«Seppellirò i miei sentimenti nel profondo di me.» «Che cosa intendi per seppellire i tuoi sentimenti?» «Anche se saranno fortissimi non li lascerò uscire. Se dovrò piangere, piangerò dentro. Se dovrò sanguinare, mi verranno dei lividi. Se il mio cuore comincerà a dare i numeri, non ne parlerò con nessuno al mondo. Tanto non serve. Rovina solamente la vita a tutti.» «Ma se seppellisci i tuoi sentimenti nel profondo di te, allora non sarai veramente te stesso, non ti sembra?» «Embè?»

Jonathan Safran Foer - Molto forte, incredibilmente vicino
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domenica, 08 marzo 2009

Un sabato

Klimt1918, Silversun Pickups, Moonspell, Bandabardò, Ben Harper, Afterhours, Explosions in the Sky, Anathema, Editors, Antony & The Johnsons, Pink Floyd, El Muniria, Baustelle.

Pranzo con pesce e Donnafugata (sì, ancora). I' ssopra d'ittoni nòvo. Il tettino aperto, finalmente. Il Gilda. Il Vesuvio. La sabbia, il bagnasciuga e il vento. Il Parrini. Vento. La sigaretta se la fuma il vento. Un messaggio. Una telefonata. La sorpresa. Gli occhiali da sole. I tronchi in riva al mare. Operai puliscono le terrazze sul mare. I primi insetti. Le nuvole hanno paura dell'acqua. L'Elba. Il golfo che è bello. 8 giorni prima e lo stesso posto visto dall'aereo. La nuova stagione che sta per arrivare. Le onde vogliono bagnare i piedi. Si calma il vento. Il Caribia. I carretti per le barche. Le vele. La torretta del bagnino. Proprio 3 anni fa. Lì. Gli schemi e le marcature saltano. Confusione. Sono le 17.00. 17 per sessanta, quindi multiplo di tre. Va bene. Ma tutto il resto esce dagli schemi. Caos. Questo è buono. Non sono preparato e mi piace. Caos. Il tramonto.

Tutti gli ingredienti per creare il Momento Perfetto. Mancava solo qualcosa. Qualcuno. Qualcuna. Una Persona.
Ma nononostante questo un semplice sabato pomeriggio è stato il contenitore più adatto per un bellissimo momento. Forse per tanti bellissimi momenti scanditi dalle note dei musicisti elencati sopra.
La musica, forse l'ingrediente migliore per crearsi dei momenti più o meno perfetti.

"Ferma un tassista
Strappagli le mani dal volante
Digli di restare fermo
Lascia andare il tassametro
E paga
Paga per ogni posto che non vedrai mai
"


El Muniria - Fermati qui (Dubash Marg)
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venerdì, 06 marzo 2009

A proposito della caduta...



Mi ricorda qualcosa...
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mercoledì, 04 marzo 2009

I want to believe in spirits

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martedì, 03 marzo 2009

La descrizione di un attimo, 9

Emozioni in silenzio. Che non hanno bisogno di farsi sentire visto che rimangono limitate e chiuse tra i miei paletti. Con la consapevolezza, forse, di aver sbagliato molto. Eppure io c'ero.

È facile sai
averti
se chiudo i miei begli
occhietti spenti

e cerco su di me
la tua pelle che non c'è
poi ti entro, in fondo
dentro, lo sai
soltanto per capire chi sei
forse sei un congegno che
si spegne da se

e puoi maledire
la tua bocca
se sbagliando mi chiama
quando lui ti tocca

cercherò su di me
la tua pelle che non c'è
ti entravo, in fondo
dentro, lo sai
soltanto per capire chi sei
forse sei un congegno che
si spegne da se


Afterhours, Pelle
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