Dave McKean - Sandman #50, Distant Mirrors - Ramadan
Vorrei alzare il tuo braccio entrare nel tuo spazio e appoggiare la testa sulla tua pancia. Ti chiederei di raccontarmi di te di te di te e del tuo mondo e della tua storia. Mi farei raccontare chi sei e chiuderei gli occhi portando la tua mano destra sulla mia spalla e mi farei accarezzare i capelli con la sinistra. Assaporerei le onde e le vibrazioni che le tue consonanti e le tue vocali trasmetteranno attraverso il corpo. Ascolterò il tuo essere bambina e le corse con le calze di trina, i tuoi pianti sul cuscino quando il sangue cominciò ad essere testimone assente del futuro. Diventerò l'occhio che guardava i tuoi primi sorrisi alle spalle dei ragazzi e gli abbracci delle amiche quando il sorriso scompariva. Ti farò notare che quel signore che ti prese per mano quando ti sei persa nella piazza con la fontana ero io. Come erano miei gli occhi di quel bambino che ti ha sorriso dal passeggino quando l'estate aveva già cominciato a far scalciare i suoi piedini nudi. Sarò padre e figlio allo stesso tempo, sognando che il due diventi tre e quindi uno.
Comincerò poi a parlare io, incerto se sia il sonno che lascerà libere le mie parole o il sentirmi caldo sul e nel tuo ventre. Comincerò a parlare solo quando il sorriso del ricordo avrà preso il posto sul tuo volto, bello, dei solchi salati delle lacrime sulle guance. E rispetterò comunque la volontà dei tuoi occhi di rimanere lucidi. Ti parlerò e sentirò le onde e le vibrazioni delle mie vocali e delle mie consonanti attraversare la tua pelle e il tuo corpo. Ti farò entrare nel mio sogno, quello in cui ti ho visto aspettarmi sulla porta della nostra casa in collina con il tuo vestito di fiori e con un altro sogno, nel sogno, fra le tue braccia. O di quando sono tornato a casa a testa bassa dopo averti sorriso alzando un bicchiere di vino sapendo dei tuoi occhi rivolti altrove. Ti riporterò a sedere sulle mie gambe, sui nostri divani, quando i respiri dell'amore si rincorrevano e preannunciavano il due che diventa uno per volare a occhi chiusi e braccia strette ed era impossibile evitare che le nostre labbra si toccassero e si cercassero. Ti parlerò, senza nostalgia, di tutte le volte in cui siamo riusciti a perdere il nostro tempo ritrovato. Infine, ti porterò la mano sul mio cuore e ti farò sentire il suo battito elencando i nomi delle mille città che ho visto nei tuoi occhi quando ti sei girata verso di me di scatto sorridendomi su quella terrazza che dava sul mare e sul fiume. Su quel fiume e quel mare dove le stelle non erano in cielo ma nei tuoi occhi di diamante. E farò tutto questo chiedendoti di ascoltarmi a occhi chiusi e non ti permetterò di abbassare la testa a ripetere i tuoi "non è vero".
Ci scambieremo per mille notti i nostri racconti.
E pregherò Dio che tu non smetta mai di sorridere e sognare.