mercoledì, 16 settembre 2009

Ipse dixit, 17

gipi

"Ho mentito ogni volta che ho detto "sto bene". Tutte le volte. E questo lo sapevano tutti. Era per questo che distoglievano gli occhi. Siamo tutti vigliacchi. Non è vero?"

Gipi
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sabato, 12 settembre 2009

All my failings exposed, again

sighting-rvk7

Sì, è vero Sere, tutte le parentesi sono abbracci. Devo ancora cadere in queste parole e farne mio il significato. Ma so che è vero. Come so che è vero che finora ho sbagliato tutto e non c'è modo di ricominciare da capo.
Di nuovo, il muro. Con la chiara sensazione che non c'è più la forza di saltare dall'altra parte.

E di nuovo, ancora, gli occhi di mia madre che scrutano e non si spiegano.

"Quando la sera
me ne torno a casa
non ho neanche voglia di parlare.
Tu non guardarmi con quella tenerezza
come fossi un bambino
che ritorna deluso.
Si lo so che questa non è certo la vita
che ho sognato un giorno per noi

Preferirei sapere che piangi
che mi rimproveri di averti delusa
e non vederti sempre così dolce,
accettare da me
tutto quello che viene.
Mi fa disperare
il pensiero di te
e di me che non so darti di più
"
Luigi Tenco

Parole vecchie e purtroppo sempre attuali. Parole già usate, eppure sempre attuali. Magari un giorno arriverà qualcuno e aprirà la porta dello studio di questo Truman Show.
Ma comincio veramente a crederci poco.
Stesse situazioni, stesse parole, tutto che si ripete. Pur sapendo che il peggio ha sempre da venire.
Ottimo.
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domenica, 26 luglio 2009

Tutto qua

"Non esiste nulla che possa interessarmi
non esiste nulla, no
perché tutto è dentro me"
Detonazione (e La Crus) - Dentro me

... ma quando io ti guardo tutto quanto cambia, continuava... Niente di più falso, adesso. Ma non è questa la canzone che gira adesso, è un'altra.
Ancora quella, sempre lei sì, ancora quel dannato pianoforte. 1, 2, 3, 4 e poi riparte l’alternanza delle note che oramai conosco troppo e troppo bene. Conosco ogni passaggio di quel brano, so dove stanno le pause e quando il pianista respira còlto senza saperlo dal microfono ambientale. Vedo persino i suoi polpastrelli abbandonarsi e rimbalzare sui tasti neri e bianchi dello strumento. Eppure mi illudo che stavolta cambi, che ci sia una variazione che mi colga sorpreso e impreparato e che stupisca anche lo strumentista che vede i tasti andare su e giù da soli come guidati da volontà indipendente e non dai suoi impusli cerebrali fatti virtuoso gesto. Mi illudo che quel crescendo diventi una primavera esplosa in colori odori e fiori. Che quell’ultima nota sospesa sia solo l’apertura di quella porta nascosta dietro l’armadio dei miei ricordi e soprattutto delle mie speranze.
Invece, come già sapevo, perché conosco ormai da tempo quel brano, la canzone finisce.
Quindi scrivo, ricomincio a scrivere, per distogliere l’attenzione dalla rassegnazione che sia tutto qua, che tutto è già stato visto e che le sorprese che arriveranno d’ora in poi saranno solo brutte sorprese. Di quelle che hanno a che fare con la vita vera, di quelle che quando eri bambino ti raccontavano come fiabe narranti nonni che andavano in cielo. E non ti spiegavi perché mamma piangeva e perché le porte di casa rimanevano aperte e i vicini di casa ti sorridevano come mai avevano fatto prima. Scrivo per fermare la testa che insegue domande stupide che rimarranno senza ovvie risposte, ché la realtà è diversa da come la si immagina. La realtà è stupida. Ma è giusto che l’immaginazione vi si inchini di fronte, giusto così per non crearsi false, dannose, viziose e infantili illusioni. Semplicemente, non c’è niente oltre a questa realtà.
Punto.
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venerdì, 10 luglio 2009

Gira male

Bullone

"L'olio è mezzo maestro"
F.R.
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giovedì, 02 luglio 2009

J.

j01



Difendimi e tieni lontano tutto ciò che è rotto e perso. Sussurrami all'orecchio e racconta, di nuovo, di quell'accordo segreto. Aiutami a tenere le mani sul volante. Un'altra volta.
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domenica, 03 maggio 2009

Il 3 di maggio, il sole e la domenica

Saturday sun came early one morning
In a sky so clear and blue
Saturday sun came without warning
So no-one knew what to do.
Saturday sun brought people and faces
That didn't seem much in their day
But when I remember those people and places
They were really too good in their way.
In their way
In their way
Saturday sun won't come and see me today.

Think about stories with reason and rhyme
Circling through your brain.
And think about people in their season and time
Returning again and again
And again
And again
And Saturday's sun has turned to Sunday's rain.

So Sunday sat in the Saturday sun
And wept for a day gone by


Nick Drake - Saturday Sun

Dedicata a F. e F. (anche se 33 anni fa era lunedì)
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sabato, 25 aprile 2009

25 de Abril, sempre

25












Grazie, obrigado.
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sabato, 18 aprile 2009

Oops!...I did it again!

Tattoo

by Randagio Tattoo
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sabato, 04 aprile 2009

Le mille notti

sandman-ramadan
Dave McKean - Sandman #50, Distant Mirrors - Ramadan

Vorrei alzare il tuo braccio entrare nel tuo spazio e appoggiare la testa sulla tua pancia. Ti chiederei di raccontarmi di te di te di te e del tuo mondo e della tua storia. Mi farei raccontare chi sei e chiuderei gli occhi portando la tua mano destra sulla mia spalla e mi farei accarezzare i capelli con la sinistra. Assaporerei le onde e le vibrazioni che le tue consonanti e le tue vocali trasmetteranno attraverso il corpo. Ascolterò il tuo essere bambina e le corse con le calze di trina, i tuoi pianti sul cuscino quando il sangue cominciò ad essere testimone assente del futuro. Diventerò l'occhio che guardava i tuoi primi sorrisi alle spalle dei ragazzi e gli abbracci delle amiche quando il sorriso scompariva. Ti farò notare che quel signore che ti prese per mano quando ti sei persa nella piazza con la fontana ero io. Come erano miei gli occhi di quel bambino che ti ha sorriso dal passeggino quando l'estate aveva già cominciato a far scalciare i suoi piedini nudi. Sarò padre e figlio allo stesso tempo, sognando che il due diventi tre e quindi uno.
Comincerò poi a parlare io, incerto se sia il sonno che lascerà libere le mie parole o il sentirmi caldo sul e nel tuo ventre. Comincerò a parlare solo quando il sorriso del ricordo avrà preso il posto sul tuo volto, bello, dei solchi salati delle lacrime sulle guance. E rispetterò comunque la volontà dei tuoi occhi di rimanere lucidi. Ti parlerò e sentirò le onde e le vibrazioni delle mie vocali e delle mie consonanti attraversare la tua pelle e il tuo corpo. Ti farò entrare nel mio sogno, quello in cui ti ho visto aspettarmi sulla porta della nostra casa in collina con il tuo vestito di fiori e con un altro sogno, nel sogno, fra le tue braccia. O di quando sono tornato a casa a testa bassa dopo averti sorriso alzando un bicchiere di vino sapendo dei tuoi occhi rivolti altrove. Ti riporterò a sedere sulle mie gambe, sui nostri divani, quando i respiri dell'amore si rincorrevano e preannunciavano il due che diventa uno per volare a occhi chiusi e braccia strette ed era impossibile evitare che le nostre labbra si toccassero e si cercassero. Ti parlerò, senza nostalgia, di tutte le volte in cui siamo riusciti a perdere il nostro tempo ritrovato. Infine, ti porterò la mano sul mio cuore e ti farò sentire il suo battito elencando i nomi delle mille città che ho visto nei tuoi occhi quando ti sei girata verso di me di scatto sorridendomi su quella terrazza che dava sul mare e sul fiume. Su quel fiume e quel mare dove le stelle non erano in cielo ma nei tuoi occhi di diamante. E farò tutto questo chiedendoti di ascoltarmi a occhi chiusi e non ti permetterò di abbassare la testa a ripetere i tuoi "non è vero".
Ci scambieremo per mille notti i nostri racconti.
E pregherò Dio che tu non smetta mai di sorridere e sognare.
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domenica, 29 marzo 2009

Pezzi

mitoraj
Igor Mitoraj, Héros de Lumiére (Yorkshire Sculpture Park, UK)

Una volta ho visto una statua. L'ho vista una seconda volta.
La prima volta stava in un salone buio ma le luci permettevano di godersi al massimo le curve bianche del marmo in cui era scolpita. Le pareti della stanza, del salone, erano nere e lei se ne stava al centro su di un piedistallo anch'esso di marmo bianco dalla sottili venature grigie. Lentamente mi avvicino alla statua e mi ritrovo gli occhi all'altezza del piede, della caviglia. Le dimensioni non sono troppo diverse da quelle di un uomo adulto. Provo a sfiorare il marmo con i polpastrelli. Cambia la visuale e divento la statua e inizio a guardare con i suoi occhi. Mi muovo lentamente e scendo dal piedistallo cercando di capire quanta strada devo fare per uscire dal salone. Appena tocco il pavimento la mia attenzione viene catturata da due quadri appesi. La luce viene anche da lì, dai volti in quei quadri raffigurati. Volti di due donne. Bellissime. Mi muovo verso l'uscita.
La seconda volta accade lo stesso. Entro nella stanza, mi avvicino alla statua e la tocco. Come se aprissi una porta dimensionale mi ritrovo con quel gesto dentro la statua. Sono la statua. Anche questa volta mi muovo scendo e mi incammino verso l'uscita senza però farmi distrarre dai due quadri. Non vedo nemmeno se sono sempre lì appesi, i due quadri.

Una volta ho visto una statua. L'ho vista una seconda volta. Anche una terza, qualche settimana fa. Mi ricordo che quella fu una serata di mancate promesse e di accesa discussione. Di forti emozioni nascoste e fatte esplodere dentro le pareti di un torace stanco e fumo grigio e blu di sigarette che le ore si allungavano per contenerle tutte. Parole sussurrate che stanno appiccicate in gola e possono strozzare meglio soffiarle. Parole pronunciate che stanno conficcate in gola e possono far male meglio lasciarle. Parole comandate che stanno conficcate in gola possono strozzare meglio sputarle. Parole che invece non ho soffiato via e fuori. Non le ho lasciate uscire. Non le ho sputate. Il sonno è un percorso difficile da seguire in alcune notti particolari, notti in cui il respiro non riesce a calmare il battito del cuore che si sente stretto tra l'illogicità di una mancata volontà e un corpo che invece vorrebbe urlare e stringere. Notti in cui, di solito, al lato della strada non c'è niente in grado di catturare l'occhio e la mente. Non quella sera. Non quella sera in cui mi ritrovo di nuovo nel salone della statua. Il piedistallo era lì, come sempre, ma nero, non bianco. Le luci erano dove dovevano stare. I quadri, non so.
La statua invece era a terrra, a pezzi. Riconosco il braccio, quella caviglia. Il polso. Marmo bianco, a terra. Marmo bianco, a pezzi.
Finalmente.

[Listening to Pink Floyd - The Piper at the Gates of Dawn]
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